Martedì 27 Settembre 2016 | 08:59

IL PUSHER INTERROGATO A RIMINI

«E' facile procurarsi la droga al Cocorico: non mi perdono di averla data a Lamberto»

L'indagato conferma al giudice l'avvenuto spaccio dell'ultima dose all'interno del locale riccionese. Più vicino lo stop del questore

 «E' facile procurarsi la droga al Cocorico: non mi perdono di averla data a Lamberto»

RIMINI. «Cinque volte sono andato al Cocorico e cinque volte sono riuscito a procurarmi la droga. Non si tratta di avere un fornitore, capita che te la offrano. Di ogni tipo. Ho descritto il ragazzo che mi ha venduto la dose di ecstasy che ho girato a Lamberto e se lo vedessi di nuovo sarei in grado di riconoscerlo, ma davvero non conosco il suo nome». Il diciannovenne studente di Città di Castello, sottoposto ieri all’interrogatorio di garanzia dopo essere stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nella propria città con divieto di uscita dalle 22 alle 7, ha ricostruito i fatti che hanno portato alla tragica overdose del giovanissimo amico, compagno di classe di suo fratello alle elementari. «Non riesco a darmi pace». Il ragazzo ha risposto a tutte le domande del giudice Vinicio Cantarini e del pm Elisa Milocco, alla presenza degli avvocati difensori Gianni ed Eugenio Zaganelli, e ha confermato le prime dichiarazioni. Una confessione in piena regola con un’unica precisazione riguardo alle condizioni del giovane acquirente al momento dello spaccio dell’ultima dose, avvenuto nei bagni della discoteca. «Era sudato ed euforico, contento di trovarsi al Cocorico per la prima volta, ma non come uno che è agitato perché abbia assunto droga». L’aveva incontrato per caso sulla pista verso le due. Lamberto Lucaccioni gli avrebbe chiesto dell’altra ecstasy. Il sedicenne lo aveva contattato a Città di Castello, qualche giorno prima, per l’acquisto di una partita di ecstasy e il saldo del pagamento era avvenuto a Riccione in stazione, poco prima dell’ingresso in discoteca. «Gli ho ceduto una dose da 0,30 che avevo appena acquistato da un ragazzo italiano, forse meridionale, palestrato. Non so se l’abbia consumata o meno». Ha ammesso di aver fatto anche lui uso, quella sera, di Mdma (la sigla scientifica della stessa sostanza stupefacente): «Della stessa partita che avevo ceduto a Castello». «Verso le quattro mi hanno riferito che stava male, ma non pensavo potesse accadere una tragedia così». Per comprare la droga il diciannovenne, studente modello, aveva usato i soldi del compleanno. Aveva programmato la serata al Cocorico assieme alla sua compagnia di amici, un gruppo di venti ragazzi dell’Alto Tevere che non comprendeva né Lamberto né gli amici del sedicenne. Ha spiegato di aver fatto da collegamento fra un pierre del locale, contattato semplicemente su Facebook e che non conosceva di persona, e gli altri ragazzi per ottenere sconti sull’entrata e sulle consumazioni.

L’indagato appare sincero e collaborativo agli occhi degli investigatori. Non è più in discussione la circostanza, che tra l’altro peggiora la sua situazione dal punto di vista processuale, del luogo dello spaccio dell’ultima dose: la discoteca. Stasera e domani si balla al Cocorico, ma da lunedì c’è il rischio che la musica cambi, o meglio, si interrompa. Sono ancora in corso gli accertamenti della polizia sulla veridicità della storia del ragazzo lombardo “trapiantato”, ma indipendentemente da quello che verrà fuori, lo stop alle danze alla Piramide, a tutela della sicurezza e non come sanzione punitiva, appare ormai inevitabile.

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