LA SENTENZA

Investiva le donne, ergastolo cancellato

La Corte di Cassazione ha annullato con rimando alla Corte d'Assise d'Appello di Bologna la condanna a vita dell'albanese Eder Marila

31/01/2014 - 10:16

  Investiva le donne, ergastolo cancellato

RIMINI. Ergastolo annullato per Eder Marila, l’albanese condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna nel 2013 al carcere a vita per aver deliberatamente investito in un giorno di ordinaria follia (il 24 settembre 2006) cinque donne, uccidendone una. In primo grado a Rimini, nel dicembre 2011, era stato condannato a trenta anni (pena poi aumentata all’ergastolo in Appello): i giudici bolognesi hanno accolto le tesi del pm riminese Marino Cerioni che chiedeva per l’imputato le aggravanti della crudeltà e delle sevizie nei confronti della vittima. L’accusato era stato riconosciuto colpevole anche del ferimento di un autotrasportatore riminese, accoltellato il 14 agosto dello stesso anno per una banale lite stradale (tentato omicidio).

La morta. Vittima dell’investimento mortale, in via Machiavelli, fu Ester Melucci, una pensionata di 89 anni, morta dopo tre settimane d’agonia. Un testimone ha raccontato la drammatica sequenza: l’impatto, la donna a terra che si lamenta e l’automobilista che passa in retromarcia una prima volta sul corpo dell’anziana e poi una seconda al momento di ripartire.

Speranza per il killer. Una vittoria quella ottenuta dall’avvocato Veniero Accreman che ha presentato e discusso il ricorso in Cassazione che dà al proprio assistito una speranza per rivedere il sole anche senza gli “scacchi” delle sbarre della finestra della propria cella. Venisse anche solo ribadita la condanna di primo grado a 30 anni, il killer grazie alla normativa vigente in Italia non applicabile per le condanne all’ergastolo, potrebbe godere dello sconto per buona condotta di 5 mesi ogni anno (150 giorni ). Solo questo, moltiplicato per 30 anni, potrebbe voler dire il quasi dimezzamento della pena.

Follia mai spiegata. Quel maledetto 24 settembre la furia cieca aveva portato Marila che era alla guida di una Toyota Avensis rubata alcuni giorni prima a Savignano a cercare altri quattro omicidi. Verso le 14.45 aveva investito una ciclista 60enne a San Giuliano, immediatamente dopo l’autovettura in fuga travolge una seconda donna che cammina con un’amica sul ciglio della strada in via Aviere: le vittime riferiranno di avere notato il conducente dell’auto guardarle e dirigersi verso di loro allo scopo di investirle. Alle 15.10 in via Giani l’uomo segue per diverse centinaia di metri una donna: la signora, 58enne, su di una bici elettrica, si ferma e decide di chiedere spiegazioni allo sconosciuto che in risposta pigia sull’acceleratore e la butta a terra. Poi esce dall’auto e insiste per farla salire sulla Toyota: «Ma tu sei pazzo» è la risposta della donna, affermazione che convince Marila a risalire in macchina e partire. Poco dopo, quasi alle 16, la stessa auto è a Santarcangelo, in via Arpino: una 56enne è a piedi, sta andando a buttare il sacco dell’immondizia. L’auto la investe invadendo la corsia opposta; non contento il conducente scende dall’auto e la prende a pugni. Il genero, mentre la figlia della donna le pratica la respirazione artificiale salvandola, tenta di bloccare l’investitore aggrappandosi allo sportello aperto ma dopo venti metri con l’auto in corsa deve mollare la presa.

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