Martedì 27 Settembre 2016 | 08:59

LA TRAGEDIA DI RICCIONE

L'ultima dose spacciata sulla pista da ballo

Oggi l'autopsia sul ragazzo di Città di Castello. Nel verbale dello spacciatore la verità nascosta

 L'ultima dose spacciata sulla pista da ballo

RIMINI. Un po’ di Romagna, a Città di Castello, si nasconde fin nell’accento dei suoi abitanti, che si chiamano “tifernati” e parlano un dialetto lontano dal perugino, ma soprattutto nei sogni dei ragazzi del posto. La droga puoi anche comprarla nella piazza della città, che ha più abitanti di Riccione, ma perché faccia davvero effetto bisogna ritrovarsi al “Cocorico”. Ed è qui, all’interno del locale, che Lamberto ha acquistato un’ultima dose, probabilmente quella fatale. La circostanza emerge dal verbale dell’interrogatorio del diciannovenne denunciato a piede libero con l’accusa di spaccio e morte come conseguenza di altro reato.

Il ragazzo, neo diplomato nella scuola della vittima (lo stesso liceo classico frequentato da Monica Bellucci), ha ammesso di aver venduto due grammi di Mdma (la sigla scientifica della droga più comunemente nota come “ecstasy”) a Lamberto e ai suoi amici tra giovedì e venerdì, nella città umbra. Ha anche aggiunto, però, di aver procurato loro un’altra dose della stessa sostanza quando li ha incontrati nuovamente all’interno del locale, poco prima del malore fatale. Gli investigatori, che stanno visionando i filmati, sono propensi a credere alla versione dell’indagato che sostiene di averla cercata e trovata tra altri giovani avventori presenti in discoteca. E’ caccia al fornitore sconosciuto. «Vorrei essere morto io al posto di Lamberto» è lo sfogo del pusher diciannovenne. «Non sono uno spacciatore, eravamo amici, anche io ho assunto la stessa sostanza».

Evidentemente il “Cocorico”, nonostante i tanti sforzi effettuati dalla proprietà (riconosciuti dalle forze dell’ordine), continua a rappresentare «un luogo di ritrovo, se non anche punto di riferimento, sia di consumatori abituali che di spacciatori di sostanze stupefacenti», giusto per citare le parole dell’ex questore a giustificazione di un vecchio provvedimento. Passano gli anni, ma la buona volontà e una comunicazione efficace non sono sufficienti a modificare nel profondo l’immagine di una discoteca che, a dispetto di ogni ipocrisia, viene ancora vissuta nelle piazze della provincia italiana come come tempio della trasgressione. Il patron Fabrizio De Meis, ancora scosso per l’accaduto, in uno sfogo notturno su Facebook, individua come unico “colpevole” della tragedia il giovane liceale che arrotonda spacciando morte agli amici e si domanda come possa essere ancora libero di vendere droga. Verrà anche il tempo della riflessione culturale sulla forza di attrattiva di un luogo di divertimento, ricco di attrattiva per i nostri figli, che già ieri prevedeva un presidio medico fisso, oggi un impianto di videosorveglianza da grande fratello e domani magari anche i cani-poliziotto. Una volta che la circostanza del sospetto spaccio all’interno del locale sarà debitamente comunicata al questore Maurizio Improta, sarà difficilmente evitabile un provvedimento di chiusura temporanea (il “Cocorico” conta sull’assistenza legale dell’avvocato Alessandro Catrani). Non sarà la soluzione al problema della droga tra i giovanissimi che forse non è neppure soltanto dovuto a quello che Pierpaolo Pasolini individuava come “vuoto di cultura”. Non è infatti il desiderio di morte a spingere un ragazzo a “provare” per la prima volta, ma l’assurda convinzione che non si rischino gravi conseguenze. Lamberto non si è neppure reso conto di assumere una dose di ecstasy più che tripla, rispetto a quella limite. Il “mercato”, forse per i troppi bidoni in circolazione, non accetta più le “pasticche”, ma la più riconoscibile (per l’aspetto cristallino e il sapore amarognolo) forma polverizzata, facilmente solubile in acqua. «Per lui era la prima volta», raccontano gli amici. Prima volta anche al “Cocorico”.

Livio Lucaccioni, il padre farmacista, ripete di voler conoscere la verità. «Voglio capire» ha detto all’avvocato Roberto Bianchi, l’amico di famiglia che avrà il compito di tutelare i genitori in sede processuale. Il legale a Rimini ha incontrato il pm Elisa Milocco. Il magistrato, titolare dell’indagine affidata ai carabinieri di Riccione, ha disposto per oggi l’autopsia. Sarà affidata al dottor Pier Paolo Balli, affiancato dal consulente nominato dalla famiglia Lucaccioni, il dottor Walter Patumi, lo stesso della difesa di Amanda Knox e da quello nominato dai nuovi legali dell’indagato (avvocati Gianni e Eugenio Zaganelli), dottor Andrea Cottone. Si comprenderà così (ma solo dopo l’esito delle analisi tossicologiche) che cosa e come abbia schiantato il cervello, prima ancora del cuore, del sedicenne. Poi la salma sarà restituita ai genitori per i funerali. Straziati da uno squarcio nero paragonabile a quelli forgiati con la fiamma ossidrica e modellati manualmente sui drappeggi rossi e sulla plastica da un loro conterraneo l’artista Alberto Burri. Lacerati da uno strappo come i famosi sacchi esposti nella loro città e nei musei di tutto il mondo. A interrogarsi, assieme a tutti noi, perché a un figlio per sentirsi felice non basti ritrovarsi in vacanza con gli amici sia pure inseguito dalle raccomandazioni della mamma via sms, né la promozione a scuola, né un gol al torneo in Spagna, ma senta il bisogno di un supplemento chimico, in tripla dose, con l’ingannevole miraggio dell’estasi.

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