Sabato 01 Ottobre 2016 | 20:54

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LA PROCURA HA CHIUSO L'INDAGINE

Il convivente muore dopo le botte

Trentenne indagata per omicidio. L'ipotesi del decesso legato alle patologie croniche di cui soffriva smentita dall'autopsia

 Il convivente muore dopo le botte

RIMINI. Omicidio preterintenzionale. Questa l’ipotesi di reato contestata a una giovane riminese in relazione alla morte del convivente, cui il sostituto procuratore Elisa Milocco, nei giorni scorsi, ha notificato l’avviso di conclusione indagini a suo carico. Decesso in un primo tempo ricondotto alle precarie condizioni della vittima, che invece l’autopsia ha stabilito è stata la diretta conseguenza delle percosse ricevute dalla donna.

Trent’anni lei, una cinquantina lui, segnati nel fisico da diversi problemi di salute. Un menage di coppia, hanno accertato gli investigatori, rotto con sempre più frequenza dalle liti conseguenza delle accuse di infedeltà, vera o presunta, che l’uomo le muoveva. E proprio al culmine di una di queste, nell’estate del 2014, la coppia è venuta alle mani. Match terminato con un “risultato” molto diverso da quello solito. Questa volta, infatti, ad avere la peggio, complice anche le precarie condizioni di salute, era stato l’uomo. Che dopo il corpo a corpo era stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso che lo aveva poi ricoverato per ulteriori accertamenti. Ospedale da dove il 50enne si era “autodimesso” contro il parere dei medici. Da quel momento, per un paio di giorni, di lui si sono perse le sue tracce, fino a quando il corpo senza vita dell’uomo, è stato trovato nella sua auto in un parcheggio del Riminese. Come detto, le precarie condizioni di salute della vittima affetta da una patologia cronica, lasciavano ipotizzare ad un decesso legato alla malattia. Conclusioni invece stravolte dall’esame autoptico che ha stabilito inequivocabilmente la correlazione tra le percosse ricevute durante l’ultima litigata con la compagna e il decesso.

Dal momento della notifica dell’atto di conclusione delle indagini, l’indagata ha 20 giorni per presentare attraverso il proprio legale le sue “osservazioni”. In caso contrario scatterà la richiesta di rinvio a giudizio su cui dovrà pronunciarsi il giudice delle udienze preliminari.

 

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