Giovedì 29 Settembre 2016 | 08:43

IL CASO BARBERA

L'ex capo dei vigili denuncia il sindaco Gnassi e due dirigenti comunali

Ha ottenuto dal Comune, condannato a ricostruire economicamente la carriera "negata", 126mila euro (e fa causa per averne molti di più) ma non gli basta

Carlo Barbera

Carlo Barbera

 

RIMINI. L’ex comandante dei vigili Carlo Barbera denuncia il sindaco Gnassi e due dirigenti comunali per aver frapposto ostacoli alla soddisfazione dei suoi diritti riconosciuti dalla giustizia. La Corte d’appello di Bologna stabilì infatti nel 2011 l’illegittimità del suo licenziamento, avvenuto anni prima per motivi disciplinari, ma il Comune di Rimini dopo la notifica della cancellazione del vecchio “recesso” non procedette immediatamente né al ripristino delle condizioni precedenti, né alla revisione del trattamento pensionistico, riguardo agli anni compresi tra il 1995 e il 2000. Un presunto “ritardo”, tutto da dimostrare, che costa adesso ai tre indagati (i due funzionari che dovevano provvedere all’istanza e il sindaco che ha l’obbligo di vigilanza) l’accusa della mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Il pm Davide Ercolani, investito della questione, sulla base di un rapporto della Guardia di finanza, ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Un orientamento contro il quale si è opposto Barbera, attraverso l’avvocato Alessandro Mantero. Sarà adesso il giudice Vinicio Cantarini, davanti al quale si è svolta venerdì scorso la discussione (le argomentazioni degli indagati sono state sviluppate dall’avvocato Maurizio Ghinelli) a decidere se chiudere definitivamente la vicenda dal punto di vista penale oppure no. Il magistrato si è preso qualche giorno di tempo per approfondire il caso. L’amministrazione comunale spiega le ragioni del “ritardo” con il quale ha adempiuto all’obbligo imposto dalla Corte d’appello con la volontà di ricorrere in Cassazione. Dall’esame dei documenti e degli atti, la procura aveva accolto l’impostazione dei funzionari evidenziando la natura meramente dichiarativa della sentenza che stabiliva l’illegittimità del licenziamento. Per il Comune, insomma, il fatto che il licenziamento fosse da ritenersi illegittimo non era ancora definitivamente accertato senza il pronunciamento della Cassazione e, in ogni caso, Barbera non aveva chiesto ai giudici di pronunciarsi espressamente sugli stipendi arretrati e sulla sua situazione previdenziale. La Corte suprema nel 2014 ha respinto il ricorso del Comune. Alla fine, così, la ricostruzione patrimoniale della carriera alla luce dell’errore formale del Comune al momento del licenziamento (la firma di un funzionario “incompetente” in materia disciplinare) c’è stata. A Barbera, collocato a riposo nel 2000, l’anno scorso sono stati liquidati da Palazzo Garampi 126mila euro lordi, ma lui ne pretende molti di più e ha fatto causa (l’udienza davanti al giudice civile è fissata tra un mese). La questione attuale non è il “teorico” ritorno da comandante di Barbera, in pensione da quindici anni, ma un principio garantito, secondo l’avvocato Mantero, dall’articolo 18 e dalle successive declinazioni legislative in materia di pubblico impiego. Il Comune non poteva temporeggiare di fronte alla sentenza che cancellava il recesso disciplinare, con effetti retroattivi nel periodo 1995-2000, firmato nel 2006 dal funzionario sbagliato. Il giudice Cantarini dirà se qualcuno ha sbagliato oppure no. Nel frattempo la battaglia di Barbera continua davanti al giudice civile per avere tutti gli arretrati “spettanti” e una pensione quindi correlata al ricco stipendio che tradizionalmente il Comune di Rimini riserva, allora come oggi, al comandante della Municipale.

 

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