Sabato 01 Ottobre 2016 | 09:01

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OPERAZIONE TITANO

«La bottiglia al tavolo? Non era cocaina»

Iniziati gli interrogatori davanti al giudice Casadei. Fabio Paesani: non sono uno spacciatore, acquisti di droga per il mio consumo

 «La bottiglia al tavolo? Non era cocaina»

RIMINI. «Non sono uno spacciatore di droga e i contatti documentati dalla polizia sono esclusivamente dovuti al fatto che invece consumo regolarmente cocaina». Fabio Paesani, co-gestore di fatto del Coconuts, ha negato l’addebito che gli viene contestato nell’ambito dell’operazione Titano della Squadra mobile della questura coordinata dal pm Paolo Gengarelli.

Davanti al giudice Fiorella Casadei, firmataria dell’ordinanza di custodia che ha applicato gli arresti domiciliari nei confronti del 37enne imprenditore del mondo della notte, Paesani - difeso dagli avvocati Paolo Righi e Nicoletta Gagliani - ha fornito la sua versione dei fatti. Non si è limitato a una semplice dichiarazione, ma ha cercato di dettagliare la propria posizione facendo anche riferimento alle intercettazioni telefoniche contenute nell’ordinanza. In sostanza ha spiegato che il rapporto con le sostanze stupefacenti è un fatto privato e non riguarda la legge, e che soltanto per approvvigionarsi (ma sempre e solo per sé) ha tenuto dei contatti con dei fornitori albanesi contattati e incontrati la maggior parte delle volte lontano dal locale. Fabio Paesani ha smentito che il Coconuts si fosse trasformato nella base logistica dello smercio e delle consegne dei suoi amici albanesi. L’accusa della consapevole agevolazione dello spaccio tra i tavoli non era però argomento del faccia a faccia di ieri: il giudice, come noto, non ha ritenuto sufficiente il quadro indiziario per farne una contestazione formale all’interno nell’ordinanza di custodia. Le indagini sulla circostanza che al Coconuts si favorisse la vendita della droga continuano (sia Fabio sia Lucio Paesani restano comunque indagati per la particolare fattispecie). Gli investigatori la considerano qualcosa più di un’ipotesi. Nelle conversazioni intercettate dagli uomini della squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Nicola Vitale, è documentata la presunta attività di «intermediazione fra venditore e clienti in cerca di forniture». Fabio Paesani sostiene che le sue conversazioni sarebbero state equivocate in qualche caso, perché, quando mandava “un amico” a rifornirsi dallo spacciatore di turno, in realtà si sarebbe trattato sempre di semplici commissioni dato che l’utilizzatore finale della sostanza era sempre lui. Soddisfatti per l’esito dell’interrogatorio i difensori dell’indagato hanno chiesto la scarcerazione del loro assistito e il giudice si è riservata di decidere. Dalla lettura delle carte emerge però una certa disinvoltura nelle “trattative” all’interno del Coconuts, come se quelli che si muovevano all’interno del locale - dai titolari a parte del personale fino ai clienti - si considerassero, chissà perché, intoccabili. «Qui qualcuno mi sta chiamando che voleva venire giù a fare un tavolo con qualche bottiglia». Una frase convenzionale? No, assicura uno degli accusati. «Amavano molto un particolare tipo di grappa che abbiamo nei Balcani...».

Ieri, intanto, il Consorzio del Porto ha respinto le dimissioni di Lucio Paesani che resta presidente: all’unanimità è stato deliberato di andare avanti con l’organizzazione della Molo Street Parade: l’apporto dei finanziatori, anche quelli pubblici, non verrà a mancare. La polizia, infine, ha arrestato ieri un altro destinatario dell’ordinanza: è un albanese di 25 anni. (and.ros)

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