Domenica 11 Dicembre 2016 | 01:18

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LA PROCURA CHIUDE IL CERCHIO

Fallimento Aeradria, concluse le indagini

Rispunta Pironi, contestato l'abuso d'ufficio. Nel mirino la richiesta di 1,6 milioni di euro a Carige senza adeguate garanzie

 Fallimento Aeradria, concluse le indagini

RIMINI. Sono partiti i primi avvisi di conclusione delle indagini per i 34 indagati del fallimento Aeradria (la società che gestiva l’aeroporto Federico Fellini), firmati dal procuratore capo Paolo Giovagnoli, e dai sostituti Paolo Gengarelli e Luca Bertuzzi.

Di nuovo, spunta il nome dell’ex sindaco di Riccione Massimo Pironi al quale viene contestato l’abuso di ufficio. Il fatto “incriminato” riguarda la richiesta di 1.600.000 euro alla banca Carige in favore di Aeradria, senza avere le dovute garanzie. Il 30 novembre 2009, l’istituto accordò l’apertura di un credito in conto corrente di 100mila euro e l’erogazione di un mutuo mobiliare chirografario di 1.500.000 euro. L’ex sindaco, il 13 novembre dello stesso anno, sottoscrisse l’atto pubblico per il finanziamento di 1.600.000 euro con cui assicurava la garanzia di patronage dell’amministrazione di Riccione (fino alla concorrenza di 1.200.000 euro). Ma tutto questo fu fatto - secondo l’accusa - senza che ci fossero le dovute delibere da parte degli organi comunali (giunta e consiglio) per assumere questo impegno.

È stata invece stralciata (probabilmente in via di archiviazione) la posizione del presidente dell’Enac Vito Riggio e di altri due funzionari dell’Ente per il volo; ne resta indagato solo uno. L’accusa era di concorso in bancarotta fraudolenta per non aver vigilato, in sostanza, su ciò che accadeva in Aeradria. Ma il compito di Enac è quello di reperire il denaro necessario alla manutenzione e alla sicurezza dello scalo senza aver alcun controllo sui libri contabili della società.

Banca Carim è stata riconosciuta parte offesa: aveva presentato querela per false rappresentazioni dei bilanci (sottoposti dagli enti pubblici per ottenere credito in favore di Aeradria). Come altri istituti aveva concesso finanziamenti nella convinzione che gli enti locali ripianassero il debito. Il curatore fallimentare Renato Santini aveva chiesto 11 milioni di euro di danni alla Banca.

La notizia del crac Aeradria ha destato l’attenzione dell’Unione europea che, per scrupolo, ha chiesto informazione alla procura di Rimini se risultassero anche elargizioni comunitarie per lo scalo riminese. La risposta è stata negativa.

Nell’inchiesta su Aeradria, condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, i principali indagati sono nove: Nando Fabbri e Stefano Vitali, ex presidenti della Provincia di Rimini, Alberto Ravaioli e Andrea Gnassi, rispettivamente ex sindaco e attuale primo cittadino di Rimini, Manlio Maggioli, presidente della Camera di commercio all’epoca dei fatti contestati, Lorenzo Cagnoni, presidente del cda di Rimini Fiera e società del Palazzo dei congressi entrambi soci di Aeradria, Massimo Masini, presidente cda Aeradria, Massimo Vannucci, vice presidente, Alessandro Giorgetti, presidente di Air, società controllata da Aeradria. Le accuse a vario titolo, vanno da associazione per delinquere, bancarotta, truffa e abuso d’ufficio. Per i magistrati, i 34 indagati hanno promosso «un’organizzazione nell’ambito della quale strumentalizzavano gli incarichi direttivi da loro ricoperti nella società Aeradria e nelle sue controllate e collegate e nelle istituzioni pubbliche». Sempre per l’accusa, i nove principali indagati, «decidevano le strategie atte a dissimulare i contributi pubblici atti illegittimamente destinati alle compagnie aree tra cui Ryanair travisati sotto forma di incentivi a sostegno della promozione delle attività turistiche». È in questo ambito che si contesta la falsificazione dei bilanci di Aeradria con relativa bancarotta fraudolenta, con crediti ottenuti dalle banche che li concedevano agli enti pubblici, le cosiddette lettere di patronage. Il sindaco Andrea Gnassi commenta così la chiusura delle indagini: «Abbiamo ricevuto l’avviso di conclusione indagini. A una prima occhiata ha la stessa identica impostazione di due mesi fa, senza novità. Quando sarà ora diremo e presenteremo le nostre ragioni nelle sedi deputate, avendo buone ragioni dalla nostra parte. Null’altro importa o serve ora».

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