Sabato 01 Ottobre 2016 | 03:30

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ABUSIVISMO COMMERCIALE

Maglie della Juve taroccate: tre indagati

L'inchiesta partita da Torino: contraffatti i marchi anche di famosi cantanti

Maglie della Juve taroccate: tre indagati

 

RIMINI. Sono riminesi tre delle dodici aziende denunciate nell’ambito dell’operazione «Hydra», che ha consentito alla guardia di finanza di Torino di smantellare un vasto giro di contraffazione, ramificato anche in Romagna. Sono tutti accusati di produzione e immissione in commercio di articoli contraffatti, ma le ipotesi investigative, dopo le perquisizioni e i sequestri dei giorni scorsi, sono adesso al vaglio del pm Alessandro Aghemo della Procura di Torino. All blitz che ha impegnato 150 finanzieri del capoluogo piemontese e che ha riguardato oltre che Rimini anche le province di Bergamo, Lodi, Livorno, Como, Lecco e Roma, hanno partecipato anche le fiamme gialle della Compagnia di Rimini. Oltre alle maglie e ad altri capi d’abbigliamento con il marchio della Juventus, sono stati sequestrati file e clichè con i marchi, i nomi e le immagini di importanti artisti italiani e stranieri, tra i quali Fedez, Emis Killa, Vasco Rossi, Tiziano Ferro, Acdc e One Direction, i cui tour faranno a breve tappa nei maggiori stadi nazionali. La produzione della merce avveniva infatti in base alla programmazione dei principali eventi sportivi e musicali e parte dello smercio, almeno per quanto riguarda la Romagna avrebbe dovuto riguardare mercati e spiagge. Sotto sequestro in città è finita una fabbrica (i finanzieri hanno però mantenuto la facoltà d’uso per il titolare, consentendo di continuare a lavorare sulle linee regolari) la cui base non è troppo lontana dal comando della finanza. Licenziataria di un importante marchio, l’azienda – spinta forse dalla crisi – aveva avviato una produzione parallela e irregolare per guadagnare qualcosa dal mercato degli appassionati del rock e del calcio. L’attività, però, era per la gran parte lecita, al contrario di quanto avveniva in altre fabbriche analoghe smascherate in altre parti d’Italia, completamente abusive. Privato della possibilità di continuare a sfornare magliette e gadget falsi, l’imprenditore indagato si è visto sottrarre solo sulla carta i quaranta macchinari di cui è in possesso. I finanzieri lo hanno definito “collaborativo”. Le fiamme gialle hanno perquisito anche le aziende degli altri due coinvolti riminesi nell’inchiesta: entrambe le attività commerciali finite nel mirino hanno sede commerciale al Gros. Mentre in una non è stato trovato niente di compromettente, nell’altra i finanzieri hanno sequestrato seimila magliette, quasi esclusivamente calcistiche, taroccate. L’indagine ha risalito la filiera produttiva-distributiva della contraffazione. Complessivamente le perquisizioni hanno consentito di sottoporre a sequestro 800.000 file e cliché relativi a marchi registrati, oltre 200.000 articoli contraffatti pronti per essere commercializzati, 600.000 etichette, nonché ben 90 macchinari industriali impiegati per la produzione del materiale illecito.

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