Giovedì 08 Dicembre 2016 | 17:03

LA SVOLTA

Giallo di Guerrina, arrestato Padre Gratien

L'accusa: omicidio e occultamento di cadavere Le manette sono arrivate a un giorno dalla scadenza del divieto di espatrio. Il religioso prima era indagato per favoreggiamento

Giallo di Guerrina, arrestato Padre Gratien

VALMARECCHIA. Padre Gratien Alabi , indagato per la scomparsa di Guerrina Piscaglia , della quale non si ha più traccia da un anno, è stato arrestato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere in un convento a Roma in cui si trovava per essere trasferito ad Arezzo a disposizione del pm Marco Dioni che indaga sulla scomparsa della donna da Cà Raffaello, frazione di Badia Tedalda (Arezzo). A un giorno dalla scadenza del divieto di espatrio, per Alabi è cambiato il capo imputazione: il religioso era inizialmente indagato sulla scomparsa di Guerrina per favoreggiamento. Sul caso di Guerrina si indaga da diversi mesi oramai, con colpi di scena che, però, non hanno finora mai portato a certezze su cosa sia capitato alla 50enne, sposata e madre di un figlio di 22 anni, scomparsa il primo maggio 2014. L’ultimo episodio risale a qualche settimana fa, quando il ritrovamento di alcune ossa all’interno di una botola nel cimitero di San Gianni a Sestino, grazie all’aiuto di una sensitiva, fecero pensare a lei. In realtà poi i Ris di Roma rilevarono che appartenevano a un uomo, fatto che aprirebbe un altro “giallo” dato che pare che prima il corpo sia stato fatto a pezzi e bruciato. Ma a far sollevare i sospetti verso il viceparroco di ‘Ca Raffaello sono i rapporti che intercorrevano tra i due: in un anno la donna ha inviato centinaia di sms al religioso venuto dal Congo e che è ora non solo è accusato della sua scomparsa, ma anche di omicidio. All’arresto del sacerdote, si è arrivati su disposizione del gip Piergiorgio Ponticelli, con l’accusa di omicidio volontario e di soppressione, distruzione o sottrazione di cadavere. La nuova misura cautelare, che ha contestualmente revocato quella del divieto di espatrio per il reato di favoreggiamento personale, era stata richiesta il 23 febbraio 2015 dal procuratore della Repubblica di Arezzo, Roberto Rossi, e dal sostituto procuratore Marco Dioni, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari: il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.

 

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