Venerdì 30 Settembre 2016 | 15:27

GENI DEL CRIMINE

Maxi truffa da 15 milioni alle banche, compravano aziende e rubavano i prestiti

Gli artefici del raggiro sarebbero sette persone tra cui due direttori di istituti di credito

Maxi truffa da 15 milioni alle banche, compravano aziende e rubavano i prestiti

RIMINI. Hanno truffato banche e messo nei guai inconsapevoli prestanome per una somma da capogiro: 15 milioni di euro movimentati nel solo periodo compreso tra giugno e dicembre 2009.
Le persone ritenute artefici della maxi truffa sono sette (tra le quali due direttori di banca) e hanno recentemente ricevuto l’avviso di conclusione indagini; tra qualche giorno è prevista l’udienza dal Gip che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio. Le accuse mosse nei loro confronti vanno da associazione per delinquere, truffa, furto, ricorso abusivo al credito, falso, ricettazione e circonvenzione di incapace. Al fine di trarre un profitto personale, secondo l’accusa, i sette indagati convincevano persone ignare ad assumere la titolarità di aziende in gravi difficoltà economiche (facendo loro credere che erano società in salute), e a farsi aprire linee di credito in alcune banche della provincia di Rimini. Di volta in volta venivano spostate somme di denaro da una società all’altra in modo da garantire una parvenza di solidità nel momento in cui gli inconsapevoli prestanome si presentavano in banca per chiedere un finanziamento. Ottenuti i soldi, venivano girati a un’altra azienda per poi ripetere tutta la trafila. In circa sette mesi, la macchinosa operazione ha permesso di movimentare oltre 15 milioni di euro.
Tre degli indagati, considerati i promotori dell’iniziativa, secondo l’accusa acquisivano il controllo di società commerciali in stato di difficoltà finanziaria sfruttando dei prestanome per ottenere finanziamenti in banca, sia movimentando titoli di credito, anche falsi, sia falsificando i conti delle aziende. Una volta ottenuto il danaro, quando la situazione debitoria diventava ingestibile, svuotavano le società del patrimonio danneggiando i prestanome e gli istituti di credito perché naturalmente i soldi non rientravano. Le persone raggirate con questo sistema sono nove e in vario modo, secondo l’accusa, sono state indotte a firmare assegni in bianco o intestarsi società dalla dubbia stabilità economica. Risultano parti offese anche i responsabili delle banche danneggiate tra cui un importante gruppo bancario riminese. Il direttore di una delle filiali di questo gruppo risulta tra gli indagati perché avrebbe sottratto, seppure sotto la minaccia di azioni legali da parte di un altro indagato, quasi 4 milioni di euro prelevandoli dai conti correnti e depositi di clienti ignari. L’altro direttore di banca che secondo l’accusa sarebbe coinvolto nella maxi truffa, sarebbe stato a conoscenza (in base ai riscontri investigativi) dell’effettiva disponibilità economiche degli indagati, ma avrebbe agevolato i trasferimenti di fondi. Una delle persone raggirate sarebbe stata convinta ad assumere la responsabilità di tre aziende (dietro la promessa di un compenso mensile di 3mila euro) e a firmare assegni in bianco.
Nell’estate del 2009 il “giro di affari” si è spostato in Piemonte: tre degli indagati avrebbero favorito la vendita di numerosi immobili intestati a una società di proprietà di uno dei soggetti danneggiati, per un valore di oltre 2 milioni di euro, a società riconducibili ai truffatori. Un danno da oltre 70mila euro è stato procurato anche a una importante Società per azioni operante nel settore alimentare. L’indagine è stata lunga e molto complessa, in ragione degli intrecci finanziari che gli indagati, secondo l’accusa, erano riusciti a mettere in piedi.

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