Sabato 10 Dicembre 2016 | 00:07

IL GIALLO DI CA' RAFFAELLO

Guerrina, le ossa sono compatibili

Il corpo è stato bruciato e fatto a pezzi. La donna lasciata senza vita per un mese nel bosco.

 Guerrina, le ossa sono compatibili

VALMARECCHIA. Potrebbe essere vicino a una svolta il giallo di Guerrina Piscaglia, la donna scomparsa da Ca’ Raffaello di Badia Tedalda l’1 maggio del 2014 e di cui non si è più avuta notizia.

Secondo nuove indiscrezioni, le ossa umane ritrovate sabato scorso nel cimitero di San Gianni a Sestino (in provincia di Arezzo), dovrebbero appartenere proprio alla 50enne dell’Alta Valmarecchia.

La sensitiva. Le ossa sono state scovate sotto una botola all’interno di una piccola cappella situata lungo le mura del cimitero. A condurre i carabinieri di Badia Tedalda sul luogo del ritrovamento - svela Tgcom - pare sia stata una sensitiva. Sul luogo sono immediatamente arrivati i Ris di Roma che stanno analizzando i resti delle ossa e li stanno comparando con il Dna di Guerrina.

«E’ Guerrina». I risultati definitivi dovrebbero arrivare nell’arco di quattro giorni, ma gli inquirenti sono convinti di aver imboccato la pista giusta. A dirlo sarebbero i primi confronti strutturali sui resti trovati al cimitero: l’altezza dello scheletro infatti corrisponderebbe a quella della 50enne e ci sarebbero altre caratteristiche fisiche a confermare la bontà delle ipotesi investigative. Dai primi riscontri emerge che quelle ritrovate sono ossa umane la cui datazione sarebbe da ricondurre a non molto tempo fa, non come gli altri resti presenti nella cappellina. Ma c’è anche molto di più.

Lo scempio. Le prime verifiche del medico legale dicono che la morte dovrebbe risalire al periodo della scomparsa (circa un anno fa). Il corpo sarebbe poi stato abbandonato per un mese nei boschi della zona, prima di venire bruciato e tagliato a pezzi. Dopodiché i resti sarebbero stati ricomposti e rinchiusi nella nicchia di San Gianni abitualmente utilizzata come ossario.

L’indagato. Per la scomparsa di Guerrina Piscaglia c’è un solo nome nel registro degli indagati: si tratta di padre Gratien Alabi, accusato di concorso in sequestro di persona. Il religioso congolese era in servizio nella canonica di Ca’ Raffaello: è sospettato di avere avuto una relazione con la donna, oltre ad essere stato uno degli ultimi ad averla vista. Il frate, sentito più volte in procura dal pm Marco Dioni, si è sempre professato innocente.

Chiavi decisive. Ora però i carabinieri ritengono che la fine del caso sia vicina. Anche perché tutti i tasselli cominciano ad andare a posto e sarebbero stati commessi diversi errori. A partire dall’aver celato quelle ossa dentro il piccolo cimitero di Sestino. Una possibilità che certo non era data a tutti: il nome del colpevole passa sicuramente di qui, dalla ricerca di quanti avevano accesso alla cappella. L’indiziato numero uno resta senza dubbio padre Alabi. Ma gli investigatori pensano che il colpevole non possa aver fatto tutto da solo, soprattutto quando è stato il momento di distruggere e nascondere il cadavere. (lu.ca.)

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