Martedì 27 Settembre 2016 | 22:37

SAN LEO

Maxi discarica di rifiuti speciali e inerti

Tavolo in Provincia, scoppia la polemica

 Maxi discarica di rifiuti speciali e inerti

RIMINI. Una nuova discarica a livello provinciale per rifiuti speciali non pericolosi «dalle potenzialità totali di 3 milioni e 352mila tonnellate» e un impianto di trattamento di rifiuti inerti da «120mila tonnellate all’anno». Il bacino di utenza, nel progetto, riguarda un raggio di 150 chilometri. Il maxi intervento è previsto nel comune di San Leo, nella cava in località Pian della Selva, dove si sta andando avanti dopo la proposta di una ditta privata per trasformare il terreno in loco di sua proprietà. E già si sollevano posizioni diverse, tra detrattori che temono «conseguenze dannose per l’ambiente», e favorevoli, come il sindaco Mauro Guerra, che non ci sta: «Basta con il populismo imperante: il Comune sarà il primo baluardo».

Il progetto intanto, a cui è stato dato il primo via formale nel giugno dello scorso anno, sta procedendo ed è arrivato l’11 marzo scorso in Regione, proprio ai fini delle valutazioni di impatto ambientale. Nella sostanza si tratta di un ex polo estrattivo di marna da cemento su cui, fino a 5 anni fa circa, c’era il progetto di «un’attività di ripristino mirata al recupero morfologico e botanico vegetazionale ai fini della “restituzione” delle aree, sulle quali si è concentrata l’estrazione, al contesto circostante». La Regione Marche, in precedenza, aveva disposto anche la copertura totale dell’ex miniera.

Tutto è cambiato nel 2012, quando un’azienda della Valmarecchia ha presentato il progetto per la discarica di materiali inerti, che però la Provincia ha respinto in un primo momento perché l’area era “tutelata” da un vincolo dovuto alla presenza di due frane. Vincolo che è stato tolto dall’Autorità di bacino pochi mesi dopo - una volta aggiornato il piano dei rischi idrogeologici - spianando la strada all’iter burocratico. Che nel frattempo è andato avanti e ieri mattina ha visto la sua prima Conferenza di servizio in Provincia per appurare, davanti Arpa, Ausl e altri Enti, se tutto è a posto o meno.

La data di realizzazione resta da destinarsi. Intanto solleva i dubbi Giovanni Carletti, consigliere di opposizione a San Leo ed ex sindaco: «Il rischio è per l’ambiente: stiamo parlando di una discarica dai numeri importantissimi, in cui arriveranno camion da tutta la provincia. E lì vicino c’è il torrente Mazzocco, che sfocia sul Marecchia e coinvolge tutta Rimini». L’esponente di minoranza punta il dito anche contro «la necessità di fare questo intervento: ci sono discariche per materiali inerti lungo la Marecchiese, a poca distanza. Mi chiedo perché si è sentito il bisogno di farlo».

La riposta gliela dà il sindaco Mauro Guerra, che non vuole sentire la parola «discarica». O meglio. non solo quella. «Il tutto parte nel 2012 quando su iniziativa pubblica, il Comune ha inteso convertire in un moderno centro di trattamento e recupero inerti, con laboratorio di ricerca sui materiali, una delle tre aree ex cave dismesse e operanti per 30 anni, per altro periferica rispetto a San Leo, all’estremità orientale». Ma il progetto non si è fermato qui. E Guerra lo spiega: «Nel proseguire l’azienda che ha dei diritti, essendo proprietaria del terreno, ha voluto affiancare alla fase di selezione e riciclo materiali inerti, la destinazione finale di quello che non è recuperabile: esempio i fanghi del lavaggio del calcare di cava». In più, continua il sindaco, «anche rifiuti speciali non pericolosi come il sovvallo dal riciclo del vetro, tutte frazioni inorganiche, non biologiche, inodori, che oggi comunque finiscono su trasporto su gomma in altre discariche della regione o fuori regione». Il progetto è arrivato anche perché «un sito di valenza provinciale come discarica di materiali inerti non esiste». E non solo: «Il laboratorio porterà 20 posti di lavoro e ci sarà il pagamento di una eco tassa alla Regione per ogni tonnellata di materiale, soldi che vogliamo intercettare per interventi ambientali». Sull’impatto, conclude Guerra, «la valutazione arriverà da Ausl, Arpa e noi, Comune, saremo il primo baluardo davanti ad eventuali difetti».

 

 

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