Domenica 25 Settembre 2016 | 04:00

VERTENZA PROMOSSA DA SOCIETA' DI CHICCHI

Teatro Galli, cantiere a rischio stop:i progettisti estromessi fanno causa

Il Tribunale di Bologna notifica la citazione alle società, ma nel mirino c'è anche la procedura del Comune per la sostituzione della coop fallita

Giuseppe Chicchi

Giuseppe Chicchi

 

RIMINI. Teatro Galli, scoppia la grana che non ti aspetti. I vecchi “progettisti”, estromessi dai lavori, pretendono un risarcimento di un milione di euro e minacciano di bloccare il cantiere attraverso un ricorso d’urgenza al Tar.

Il Tribunale civile di Bologna ha già notificato la citazione in giudizio ai rappresentanti legali delle società che compongono la nuova Ati (associazione temporanea di imprese), due cooperative emiliane, una delle quali (la Cmb di Carpi) subentrata in corsa nel raggruppamento per iniziativa del sindaco Andrea Gnassi e della giunta comunale.

Sul piede di guerra ci sono gli architetti e gli ingegneri dello studio “Formae” di Rimini (una società che, tra l’altro, vede ai vertici del cda il costruttore Giorgio Benvenuti e l’ex sindaco Giuseppe Chicchi) ai quali la rinnovata compagine ha revocato l’incarico senza liquidare i compensi che loro sostengono di aver maturato per il lavoro preparatorio già svolto. Parcelle per complessivi ottocentomila euro.

Il legale che patrocina la causa, avvocato Massimiliano Angelini, ha allegato una documentazione dalla quale risulterebbe l’attività di progettazione finora svolta dallo studio e per la quale i tecnici, una decina, pretendono essere pagati, a prescindere dal fatto che la nuova Ati non intenda più avvalersi di loro. La Cmb, però, non si sarebbe limitata a “imporre” i propri progettisti: la nuova Ati, infatti, non sarebbe disposta neppure a riconoscere quanto fatto finora. Il Comune sta alla finestra. E’ l’unico soggetto terzo e si è ben guardato dall’impegnarsi in un tentativo di conciliazione, ma è probabile che - per evitare lo spauracchio dello stop ai lavori - qualcuno, ora che si è arrivati alle vie legali, sarà costretto a fare da intermediario. I ricorrenti hanno evidentemente l’intenzione di mettere all’angolo il sindaco Gnassi, proprio all’indomani dei suoi proclami sul rispetto dei tempi del cantiere: stanno infatti seriamente valutando la richiesta di sospensiva al Tar.

Nel mirino ci sono proprio le modalità della sostituzione in corsa della cooperativa in crisi. I ricorrenti intendono dimostrare di fronte ai giudici amministrativi una presunta non congruità con la legge. Il comune, a loro avviso, avrebbe compiuto una “forzatura” normativa, senza calcolare le conseguenze. Per non bloccare i lavori, infatti, senza una nuova gara d’appalto si è proceduto, come detto, a sostituire la cooperativa imolese (che faceva parte della vecchia Ati), ormai alla frutta e impossibilitata a rispettare gli impegni contrattuali, con la Cmb. Il problema è che l’articolo 37 del Codice degli appalti pubblici, nel prevedere la possibilità di cambi in corsa, parla espressamente di fallimento e non di “liquidazione coatta amministrativa”, come nel caso della coop imolese in questione. Un ostacolo insormontabile per l’ufficio legale del Comune, superato disinvoltamente soltanto grazie a un parere esterno affidato a un avvocato amministrativista di Bologna. Davanti al Tar tutto potrebbe tornare in discussione, con conseguenze nefaste sia per il cantiere sia per i cittadini.

Le incognite si moltiplicano. Da una parte si profila un inevitabile levitare dei costi, se davvero si dovesse arrivare al doppio pagamento dei progettisti. Dall’altra, c’è la causa ordinaria già avviata, per un milione di euro. I tempi sono quelli che sono, ma i contraccolpi rischiano di essere immediati sulle società impegnate nel cantiere, già alle prese con alcune “vertenze” legate alle vecchie ditte sub-appaltatrici, a loro volta in via di sostituzione con l’arrivo del nuovo soggetto.

Dalle logiche del mondo cooperativo a quelle della politica: è curioso che il presidente onorario della società che oggi fa causa a chi ricostruisce il Teatro Galli sia proprio l’ex sindaco Chicchi, papà del progetto Nicolini, rivelatosi all’epoca un salasso per le casse comunali. L’impressione, alla fine, è che a pagare per tutti, comunque vada, siano sempre i contribuenti.

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