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Rimining, la città diventa verbo

Il sindaco Gnassi: «Gli eventi non bastano, ora vendiamo emozioni»

 Rimining, la città diventa verbo

 

 

RIMINI. To Rimini, I’m Rimining, Rimining. Con la declinazione di un nuovo verbo in lingua inglese, la città di Fellini lancia la promozione turistica internazionale. Così gli eventi si trasformano in things to do (cose da fare): e sono mille in un anno, di cui 500 solo in estate.

Il nuovo marchio Rimining (firmato da Leonardo Sonnoli) sarà la base di tutti gli strumenti della comunicazione, a partire dall’opuscolo stampato in 10mila copie e cinque lingue (oltre all’italiano, inglese, tedesco, russo e cinese) che racchiude oltre 80 manifestazioni sulle quali gli operatori potranno costruire la propria commercializzazione.

«Nel 1988 - spiega il sindaco Andrea Gnassi - siamo entrati nel vocabolario della lingua italiana con la parola Riminizzare, cioè cementificare. Ora i cantieri stanno cambiando rotta. L’obiettivo è eliminare dal dizionario quel termine e avere strade, teatri, fogne, creare stili di vita. Dici Rimini e sorridi: perché la città sta cambiando. E sui mercati anche gli eventi più belli non bastano più, bisogna vendere un’emozione».

Ecco perché «Rimini si sta letteralmente trasformando - afferma il primo cittadino -. Presto avremo il più grande sistema fognario del Paese (costo 152 milioni), il centro si sta allargando ai borghi (altri 60 milioni) e lavoriamo sul lungomare (15 chilometri di lavori divisi in sette stralci). Mentre gli altri si lamentano, Rimini riparte e lo fa per prima. Così il sogno sta diventando segno, a Rimini c’è qualcosa che accade. E i tanti cantieri aperti lo dimostrano».

Gnassi annuncia che presto il Comune «entrerà nel vivo della riqualificazione del waterfront» a partire da piazzale Kennedy dove sarà realizzato il Parco urbano del mare con sottoservizi che scenderanno fino a 37 metri sotto terra. «Entro luglio spero di crearvi dei problemi» ha detto il sindaco agli albergatori riuniti ieri mattina alla Sgr.

In vista dell’Expo, Gnassi guarda con intensità al settore cibo. «Siamo partiti da zero e in quattro anni abbiamo ribaltato la percezione di Rimini non solo in Italia, legando lo street food al nome dei grandi chef. Oggi la Riviera è un luogo della grande ristorazione. Non è un caso se all’esposizione universale di Milano ci saranno 5 chef dell’Emilia Romagna, di cui tre romagnoli. E due sono di Rimini (Quartopiano e Sangiovesa)».

In tema di comunicazione sono le metropoli che segnano la rotta, da Barcellona ad Amsterdam, ma ciò che ha colpito di più il sindaco è quanto sta avvenendo ad Amburgo: «E’ un luogo che investe su se stesso, Amburgo terrà della libertà. Attorno all’identità di un territorio può nascere la riconoscibilità. E Rimini è la città dell’identità».

Infine Gnassi annuncia una possibile grandissima novità: «Stiamo lavorando a un’operazione molto potente che ci permetterà di riposizionare la città su scala mondiale. Speriamo di portarla a casa».

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