Lunedì 05 Dicembre 2016 | 11:25

L'OMBRA DEL SERIAL KILLER

«Tanti elementi poco chiari sulla morte di Luna»

Esposto presentato dalla famiglia la scorsa estate

«Tanti elementi poco chiari sulla morte di Luna»

 

RIMINI. Un esposto per le troppe ombre sulla morte di Anna Maria Luna Stellato era già stato presentato poco prima dell’estate del 2014 da parte della famiglia.

La madre di “Luna”, Orietta Mariconda, non si è mai arresa di fronte a quella che era apparsa come una morte “per causa accidentale”, almeno secondo la prima inchiesta.

A quasi due anni di distanza da quel 14 luglio 2012 in cui la figlia 24enne (di origini liguri), in vacanza nella casa viserbese della famiglia, era stata trovata senza vita nelle acque del bagno 61 di Torre Pedrera, la famiglia ha deciso di mettere nero su bianco i numerosi dubbi che ruotavano attorno alla dinamica.

A lasciare perplessi i familiari, seguiti dall’avvocato di Rimini Nicola Rugi - immediatamente costituitisi parte civile anche tramite l’avvocato di Genova Laura Tartarini - alcuni elementi «poco chiari» rispetto al resoconto dell’autopsia. E, soprattutto, quella ferita alla testa che per il medico legale Pier Paolo Balli era «compatibile con un urto sugli scogli presenti nella zona del ritrovamento» e che, invece, poteva essere compatibile anche con opera di terzi, come emerso in un parere chiesto da un medico consulente di parte, interpellato dalla famiglia nel momento della stesura dell’esposto.

In un incontro con il pm Davide Ercolani, inoltre, l’avvocato della famiglia aveva messo in luce quali potevano essere le ombre del caso. «Gli avevamo fatto presente - afferma l’avvocato Rugi - come l’autopsia desse un quadro, ma non desse spiegazioni su certi elementi, proprio come sul buco della punta di un ago». Un dettaglio, quest’ultimo, che è stato l’elemento principe della versione iniziale di Zakaria Ismaini, 32 anni, di origini marocchine, che aveva conosciuto Luna durane la Notte Rosa, l’ultimo a vederla prima della morte. Ismaini è ora indagato per omicidio volontario dalla Procura di Rimini ed è già in carcere in Sicilia perchè accusato di avere commesso tra il febbraio 2014 e febbraio 2015 altri due delitti a Latiano (Brindisi) e a Catania.

A collegare l’arresto dell’uomo con la fine di Luna è stato il cronista del Corriere Romagna Andrea Rossini che, dopo alcune personali verifiche, ha segnalato la circostanza alle autorità.

Ismaini, nel 2012, aveva raccontato di aver visto la ragazza in mare ma di non avere avuto il coraggio di salvarla dall’annegamento, dopo che - a suo dire - era stata colta da un malore dopo essersi iniettata una dose di eroina. Ma il giovane fece anche di più: gettò lo spacciatore della presunta ultima dose fatale in mano alla polizia. Quella versione, ha fatto leva sulla tossicodipendenza di Luna, ma è probabilmente destinata a rovesciarsi.

«Mia figlia - racconta la madre - era stata curata. Luna era stata in comunità a San Patrignano dal febbraio 2005, quando aveva 17 anni, fino al novembre 2009. Abbiamo voluto che entrasse in comunità immediatamente, per evitare che facesse un percorso di vita sbagliato». Due anni e mezzo, quelli trascorsi fuori, che Luna ha vissuto serenamente, salvo l’ultimo periodo, quando si era lasciata con il ragazzo, circa un mese prima. Per questo, la ragazza aveva deciso di trascorrere le vacanze a Viserba, assieme ai parenti che ogni anno avevano l’abitudine di passare lì l’estate.

«In quei giorni era partito mio cugino, che è un neuropsichiatra, assieme alla moglie, psicologa e ai figli che hanno l’età di Luna. Mia madre, neanche cinque giorni dopo sarebbe andata lì per trascorrervi agosto e settembre. Luna non era andata a cercare un lavoro, le avevamo fatto dei vaglia, aveva i soldi di cui aveva bisogno».

Per lei, infatti era pronto anche un altro lavoro. «Il 16 luglio, due giorni dopo la sua morte, - racconta la madre - aveva un appuntamento a San Patrignano per lavorare nel negozio di Spaccio. Lei era nel reparto di tessitura e aveva lavorato alla nascita del negozio». Insomma, era sulla strada giusta. Ed era uscita dalla tossicodipendenza. Questo ci tiene a mettere in chiaro la famiglia che ora attende che sia fatta luce sulla vicenda. «Poi come può essere morta per annegamento in 30 centimetri d’acqua, lei che alle medie era campionessa di nuoto?» conclude la mamma.

 

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