Lunedì 05 Dicembre 2016 | 21:40

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Morte di "Luna", ipotesi del "serial killer"

Procura riapre il caso dopo il fermo a Catania di quello che finora era solo un teste

Morte di "Luna", ipotesi del "serial killer"

 

RIMINI. Clamorosa svolta nella tragica vicenda di Anna Maria “Luna” Stellato, la ragazza ligure di 24 anni trovata morta a Rimini in mare (nelle acque del bagno 61 di Torre Pedrera) il 14 luglio 2012, per “cause accidentali” secondo la prima inchiesta. La giovane donna, invece, potrebbe essere stata uccisa da quello che si profila addirittura come un serial killer. La Procura di Rimini ha appena riaperto il caso e, con l’accusa di omicidio volontario, è indagato un trentaduenne marocchino, finito in carcere tre settimane fa in Sicilia perché sospettato di aver commesso, tra novembre 2014 e febbraio 2015, altri due delitti a Latiano (Brindisi) e a Catania.

Si tratta di Zakaria Ismaini, 32 anni, per lungo tempo domiciliato a Rimini. L’uomo era stato sfiorato dall’indagine riminese per la morte di “Luna”. Gli inquirenti erano risaliti a lui attraverso le indagini e l’avevano messo alla strette. Lui però, alla fine, se l’era cavata con una semplice denuncia per omissione di soccorso. Con la sua faccia pulita, nel corso degli interrogatori, aveva sfoderato maniere rispettose. Il suo atteggiamento collaborativo nella ricostruzione dei fatti aveva finito per premiarlo: era stato l’ultimo a vedere il vita la ragazza, che aveva conosciuto durante la Notte rosa e con la quale aveva familiarizzato. Raccontò di non aver avuto il coraggio di tentare di salvarla dall’annegamento. «L’ho vista agonizzante, ero spaventato, sono scappato via perché temevo di essere coinvolto». Ammise di aver preso la borsa della donna, senza ragione, e disse di averla gettata in un cassonetto. A riguardare adesso la sua deposizione riemergono però delle forti contraddizioni e si fa largo il sospetto che il suo sia stato un abile e spregiudicato depistaggio. Il marocchino fornì un quadro credibile e dettagliato della fine della ragazza, colta a suo dire da un malore in acqua dopo essersi iniettata una dose di eroina, e dette in pasto agli investigatori il “colpevole” che cercavano: lo spacciatore della presunta ultima dose fatale. Il pusher, un tunisino di 26 anni, incastrato dalla testimonianza di Zakaria Ismaini, finì in manette e venne condannato in primo grado a tre anni e mezzo di reclusione per la morte di “Luna”, conseguenza non voluta del reato di spaccio. Una sentenza ribaltata in appello dove la circostanza non è stata giudicata sufficientemente provata (assolto dal capo di imputazione più grave è stato però riconosciuto colpevole di altri episodi di spaccio). A collegare l’arresto del 32enne marocchino, al momento detenuto nel carcere di Siracusa con l’accusa di aver ucciso due persone, con la fine di “Luna” è stato il cronista del Corriere Romagna che, dopo verifiche in proprio, ha segnalato la circostanza alle autorità siciliane e riminesi. Nel frattempo, lo stesso pm Davide Ercolani, nell’apprendere autonomamente la notizia da un carabiniere che si era occupato del caso e aveva riconosciuto in foto sul web il “testimone” del caso “Luna”. si era prontamente attivato. Si è arrivati così all’apertura di un nuovo fascicolo, stavolta per omicidio volontario. Il sostituto procuratore, mai del tutto convinto della versione del 32enne, e i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile sono già al lavoro a caccia di nuovi elementi. Nelle ultime ore, dal riesame degli atti e dei tabulati telefonici, sarebbero emersi dettagli che alla luce di quanto accaduto in Sicilia e in Puglia, gettano pesanti ombre sul marocchino.

 

L’autopsia di Anna “Luna” Stellato, effettuata dal dottor Pier Paolo Balli, parlò di morte da annegamento. La ragazza indossava soltanto il reggiseno (a riva furono trovati gli slip, ma nessun altro indumento né accessorio) e aveva una ferita alla testa e un livido alla spalla. «Compatibile – disse il medico legale – con un urto sugli scogli presenti nella zona del ritrovamento». Ma anche, evidentemente, con l’opera di terzi. Impressionanti le analogie con il delitto avvenuto un mese fa a Catania. La vittima, una vedova cinquantenne, è stata ritrovata senza documenti nel tratto d’acqua davanti a una spiaggia del litorale etneo. Aveva una lesione alla testa e presentava ferite superficiali. Era scomparsa da casa il 29 novembre 2014, e i familiari avevano lanciati appelli pubblici perché preoccupati per lo stato di salute della donna, da tempo in depressione. Sulle prime si era pensato al suicidio, ma delle tracce di sangue trovate all’interno di un bungalow sulla spiaggia, un rifugio di sbandati dato alle fiamme hanno portato a ulteriori accertamenti: secondo il decreto di fermo catanese la donna sarebbe stata colpita con una trave di legno alla testa e poi gettata in mare.

E’ possibile però che il presunto serial killer sia stato smascherato in virtù delle intercettazioni telefoniche disposte a Brindisi, dopo l’uccisione di un pensionato. Il cadavere dell’uomo, carbonizzato, venne ritrovato l’11 novembre 2014 all’interno di una villetta di Latiano, in Puglia. Un incendio accidentale, fu la prima conclusione degli investigatori. Poi però, qualche giorno dopo l’“incidente”, il figlio della vittima, che vive in un’altra città, fece notare ai carabinieri che qualcuno aveva cancellato il profilo Facebook del padre, uomo solitario e riservato. Si scoprì così che dall’abitazione del pensionato era sparito un computer portatile. Gli accertamenti tecnici hanno permesso di risalire agli ultimi contatti. L’uomo era stato adescato sul web da un nordafricano di bella presenza su un sito di soli uomini. Zakaria Ismaini, aiuto cuoco a Rimini, pescatore a Catania. Il “bravo ragazzo” dalla doppia vita: adesso tre procure passeranno al setaccio il suo passato che potrebbe nascondere altri terribili segreti.

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