Martedì 27 Settembre 2016 | 20:56

IL PROCESSO: SINGOLARE INFORTUNIO

Incidente sul lavoro: si rompe il pene

L'operaio 34enne parte offesa nel processo per lesioni a carico del datore di lavoro

 Incidente sul lavoro: si rompe il pene

RIMINI. La parte offesa ha già avuto una brutta sentenza: i medici che ha consultato in questi ultimi anni gli hanno detto che difficilmente riacquisterà più la virilità di prima. L’uomo, un operaio di trentaquattro anni, domiciliato a Rimini, in un incidente sul lavoro accaduto a Santarcangelo di Romagna nel 2007, ha subìto la rottura del pene. Il titolare della ditta per la quale lavorava, un imprenditore riminese di 73 anni, è a processo con l’accusa di lesioni colpose gravi davanti al giudice monocratico.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’operaio stava trasportando insieme a un collega una colonna del peso di 77 chili. Lui si trovava dietro e la reggeva all’altezza dell’addome, quando è inciampato sul marciapiede. L’operaio ha perso la presa e la colonna è calata di scatto verso il basso con tutto il peso, “urtando la regione pubica” secondo quanto recita il capo d’imputazione. L’operaio fu trasportato al pronto soccorso dell’ospedale: i medici gli riscontrarono il trauma genitale con rottura del pene. Un incidente meno raro di quel che si possa pensare stando alla lettura medica, ma terribilmente doloroso e ancora più inaccettabile se a provocarlo non è una notte di sesso focoso. L’invalidità permanente accertata, del sei per cento, non la dice tutta sugli effetti psicologici lamentati dall’operaio. La prima cosa che ha fatto, secondo il suo racconto, è stato disfarsi dell’anello di fidanzamento, in preda a uno scoramento che non lo ha abbandonato neppure nei mesi successivi, quando di specialista in specialista ha cominciato a cullare la prospettiva di un intervento chirurgico “riparatore”.

Il titolare della ditta che si occupa dell’allestimento di stand fieristici, accusato di lesioni colpose, secondo gli inquirenti non avrebbe rispettato le norme sul lavoro. I due operai non avrebbero potuto sollevare un peso superiore a 60 chili (30 chili a testa). Inoltre, i guanti che indossavano sarebbero stati inadatti in considerazione del fatto che era fuoriuscito del grasso dal meccanismo di sollevamento utilizzato per alzare la colonna. Nel corso del processo, oltre alle testimonianze dei colleghi, avranno un peso decisivo, però, le consulenze medico-legali. Il “perito” di parte ha sollevato delle obiezioni, ad esempio, sulla compatibilità della lesione con la versione dei fatti: perché si verifichi l’incidente si richiede, ad esempio, un robusto stato di erezione. La prossima udienza è fissata per il 15 giugno: il processo è alle ultime battute. La sua sentenza di “condanna”, però, come già detto, lo sfortunato operaio, l’ha già avuta: l’addio della fidanzata.

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