Lunedì 26 Settembre 2016 | 21:01

MALASANITA'

Diagnosi sbagliate, i medici pagano i danni

A distanza di dieci anni la Corte dei conti chiede il risarcimento a cinque dottori

Diagnosi sbagliate, i medici pagano i danni

RIMINI. A distanza di dieci anni la Corte dei conti chiede il risarcimento a cinque medici riminesi che hanno sbagliato diagnosi o interventi chirurgici. Errori per cui l’Ausl ha dovuto a suo tempo pagare un risarcimento danni di 50mila euro (per un totale di 250mila euro), pari alla franchigia applicata dall’assicurazione all’Azienda sanitaria, e del quale ora lo Stato esige il rimborso.

Al momento sono cinque i medici ospedalieri che hanno una contestazione di responsabilità per colpa grave relativa a casi che risalgono al periodo tra il 2004 e al 2005.

La cifra per la quale dovranno rispondere singolarmente i dottori non è ancora definita ma si potrebbe aggirare nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro. In uno dei cinque casi presi in esame, l’Ausl aveva transato in via extragiudiziale 225mila euro (di cui 50mila coperti direttamente dall’Azienda) per il decesso di un uomo visitato in pronto soccorso, rimandato a casa (con una diagnosi errata) e poi deceduto per un aneurisma dell’aorta.

Altro caso: per un errore in sala operatoria, costato la lesione di un nervo con relativa invalidità della paziente, nel 2005, l’Azienda sanitaria aveva risarcito, dopo una causa civile, 53mila euro (3mila l’assicurazione, 50mila l’Ausl).

Difesi dall’avvocato Francesco Vasini, i medici chiamati a giustificarsi davanti alla giustizia contabile per “colpa grave”, non sapevano però neanche dei contenziosi, in quanto in entrambi i casi a essere citata era stata solo l’Azienda sanitaria che aveva finito per pagare i danni con esborso di soldi pubblici.

Soldi che ora lo Stato rivuole indietro. I sanitari però non ci stanno e nelle loro memorie difensive spiegano che in quegli anni e fino al 2011, non erano stati informati dall’Ausl della necessità di dotarsi di una polizza assicurativa privata, né dell’esistenza di una franchigia da 50mila euro, di fatto rimanendo scoperti ed esposti ai rischi professionali per sei anni.

I medici che si attengono alle linee guida sono chiamati a rispondere penalmente in caso di “colpa grave” (distinta dalla “colpa lieve”) e in questi casi può essere chiesto loro il risarcimento danni.

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