Domenica 11 Dicembre 2016 | 05:05

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L'INCHIESTA

Patenti nautiche, due militari in manette

Patenti nautiche, due militari in manette

RIMINI. Due marescialli della Capitaneria di Porto, uno in servizio a Rimini, l’altro in pensione da otto mesi, sono stati arrestati ieri dai carabinieri di Rimini nell’ambito dell’indagine sulle patenti nautiche “facili” che aveva già portato in passato a indagare un altro marinaio e il titolare di un’agenzia del Riminese. Secondo l’accusa i diportisti erano disposti a pagare delle mazzette per ottenere, senza sforzo, il permesso di guidare natanti fino a ventiquattro metri anche in mare aperto. Cifre variabili, che andavano dai cinque-seimila euro, fino ai tredicimila versati da un imprenditore pesarese. All’inchiesta hanno collaborato anche i vertici della Guardia costiera di Rimini che, grazie anche alla segnalazione interna che aveva raccolto delle voci su un misterioso “mister 5” all’interno, hanno contribuito a chiarire i contorni della vicenda.  E’ emerso così che il marinaio infedele potesse essere proprio Claudio Stasi, 53 anni, primo maresciallo in servizio alla Capitaneria di Rimini: in certi casi avrebbe chiesto direttamente da 500 a 5mila euro  per evitare le prove d’esame. In manette con lui, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Sonia Pasini, è finito anche l’ex luogotenente Vincenzo Loiacono, 58 anni, in servizio alla Capitaneria di porto di Pesaro fino allo scorso anno.  Stando alle indagini i due militari, entrambi originari di Brindisi e amici di vecchia data,  avrebbero attestato il superamento dei test orali e scritti per l’ottenimento della patente nautica. Un meccanismo che andava avanti almeno dall’anno 2006, che ha portato nelle tasche degli indagati dei bei quattrini, venuto alla luce solo nel 2012. In quell’anno l’allora presidente della Cooperativa Pescatori di Cattolica, dovendo commutare il titolo di guida professionale in patente nautica da diporto, si rivolse alla Capitaneria di Rimini e dovette vedersela con Stasi. Fu lui a sollevare delle obiezioni su presunte irregolarità, superabili attraverso il pagamento sottobanco  di 400 euro. Per tutta risposta l’altro si rivolse ai carabinieri. Le successive indagini hanno portato alla luce l’esistenza di un primo intermediario, un quarantenne marinaio in servizio all’epoca a Cesenatico (poi trasferito a Cervia) che in un’occasione, attraverso una agenzia di Bellaria, aveva fornito le risposte delle prove. Si è poi risaliti al collega “pesarese” che aveva sparso la voce per poi incassare la sua quota quando riusciva ad agganciare aspiranti “lupi di mare” della sua zona (gli indagati nel Pesarese sono ben sette). I diportisti coinvolti sono sfilati uno a uno in caserma e hanno ammesso di avere “comprato” le proprie patenti nautiche. In un caso padre e figlio avevano sborsato  seimila euro a testa. Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dalla tentata concussione alla corruzione, fino alla falsità ideologica e alla rivelazione di segreto d’ufficio.  Nel corso della perquisizione nell’abitazione di Loiacono, i carabinieri hanno trovato moduli in bianco per patenti: nelle intercettazioni ci sarebbe anche prova del tentativo di contattare un testimone. Stasi, dal canto suo, non si sarebbe fermato neppure dopo le prime avvisaglie. Fin qui, sia detto, l’interpretazione dell’accusa. Già domani Stasi (difeso dall’avvocato Luca Ventaloro) e Loiacono (avvocato Orciani) potranno fornire la loro versione dei fatto davanti al Gip Pasini nel corso dell’interrogatorio di garanzia.  

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