Venerdì 30 Settembre 2016 | 18:52

L'AMORE VIRTUALE

Ricatti sessuali, riminesi nella rete

E gli uomini ci cascano di più. In Questura si presentano cinque vittime al giorno

Ricatti sessuali, riminesi nella rete

 

RIMINI. Nel 98% dei casi è maschio, di età compresa tra i 20 e i 60 anni e appartiene alle più svariate fasce sociali, la “vittima tipo” delle truffe o delle estorsioni on-line, molte delle quali a sfondo sessuale. Anche Rimini riflette la casistica nazionale e regionale. Ogni giorno, infatti, agli uffici della polizia postale si rivolgono in media quattro o cinque persone per sporgere denuncia o per chiedere semplicemente dei consigli perché sono state raggirate.

I reati su internet sono cresciuti in maniera esponenziale nel giro di pochi anni. In Emilia Romagna si è passati dalle 4 denunce del 2008 alle 195 del 2013. E sono tantissimi, secondo la polizia, i casi non denunciati. Il suggerimento della polizia postale (il cui ruolo è fondamentale per monitorare e scoprire i reati in rete) è di stare molto attenti, specie usando i social network e i siti di incontri perché sul web è facile incappare in attività di ogni tipo, lecito e meno lecito. Come dimostra l’esperienza di un 35enne riminese, caduto nella trappola architettata da una 32enne di Reggio Calabria e un 37enne della provincia di Cosenza che ora dovranno rispondere del reato di estorsione. Per i casi di estorsione online è stato fra l’altro coniato il nuovo termine sex-torsion. I due, denunciati dalla polizia postale, avevano raggirato il riminese allo scopo di estorcergli del denaro. Per la prima volta in Italia, come sottolineato dal capo dipartimento della polizia postale di Bologna Sergio Russo, risolvendo questo caso, la sezione riminese è riuscita a risalire all’identità degli autori del reato.

Tutto risale all’agosto 2014. Attraverso uno dei più famosi social network, usando il falso profilo di una ragazza avvenente con lo pseudonimo di Belen, avevano convinto il 35enne a spogliarsi e a mostrarsi nudo davanti alla webcam. I due calabresi avevano registrato tutto per poi ricattarlo: se non voleva che le immagini senza veli venissero postate sul suo profilo in modo che potessero vederle i suoi amici, o comunque messe in rete, avrebbe dovuto pagare. Dopo le prime due richieste di denaro, una da 220 euro e una da 160 euro, alla terza l’uomo si è rivolto alla polizia postale per denunciare l’accaduto. Come prima cosa gli agenti hanno tracciato il flusso di denaro dei due pagamenti su Postepay e sono arrivati a Reggio Calabria e Cosenza dove il 37enne e la 32enne avevano chiesto l’attivazione delle carte con i loro documenti autentici. Dopodiché i poliziotti sono arrivati, attraverso gli indirizzi Ip, ai loro indirizzi di casa e ai numeri di cellulare. Il computer dei due calabresi è stato sequestrato per verificare se sono state acquisite immagini di altre persone raggirate con lo stesso sistema.

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