Mercoledì 28 Settembre 2016 | 13:58

SCELTA DI VITA

Mamme insospettabili affittano appartamento per fare le escort all'insaputa dei mariti

Una delle due a processo per favoreggiamento. Ma il giudice l'assolve

Mamme insospettabili affittano appartamento per fare le escort all'insaputa dei mariti

RAVENNA. Un bacio ai mariti che andavano al lavoro, i bambini portati in fretta all’asilo e poi subito al lavoro anche loro. In questo caso il lavoro più antico del mondo.

E’ l’incredibile storia di due insospettabili madri di famiglia che - stanche di una vita di rinunce, sacrifici e bollette da pagare - hanno scelto liberamente di buttarsi nel mondo della prostituzione.

Un mercato che evidentemente non conosce crisi. E per arrotondare le due amiche - entrambe di un’età compresa tra i 35 e i 40 anni e residenti a Ravenna - avevano affittato un appartamento a Lido di Savio, dove ricevevano i clienti. Due ore la mattina, non di più. Del resto il part time gli era “imposto” dai loro impegni quotidiani di mamme e mogli che, in un modo o nell’altro, sono incredibilmente riuscite a tenere all’oscuro di tutto i mariti. I cui stipendi, evidentemente, non bastavano a garantirgli un tenore di vita soddisfacente.

Una vicenda dai tratti originali quella emersa in tribunale di fronte al giudice monocratico di Ravenna, dove una delle due donne è finita a processo per favoreggiamento della prostituzione. Accusa dalla quale è stata poi assolta.

Un appartamento per due. Gli affari alle mamme andavano piuttosto bene, tanto che qualche vicino si era lamentato per il continuo via vai di clienti. Era partita un’indagine dei carabinieri e gli indagati erano stati due: l’anziana proprietaria di casa e una delle due donne che aveva firmato il regolare contratto di affitto.

La posizione della padrona di casa era stata però archiviata quando si era capito che la donna non era a conoscenza di quell’attività. Sentita come testimone in aula l’anziana ha sottolineato come dalle apparenze la madre sembrava tutto fuorché disposta ad avviare quel tipo di attività.

Il processo. A giudizio è finita dunque solo una delle due donne, la quale ha raccontato esplicitamente l’intera vicenda al giudice: «Non ho mai favorito o sfruttato nessuno se non il mio corpo - ha detto in sintesi la madre - Io e la mia amica eravamo consapevoli di quello che facevamo ed è stata una nostra libera scelta. Mi sono intestata io il contratto di affitto dell’appartamento solo perché quel giorno la mia amica non aveva portato con sé tutti i documenti necessari. Poi le spese le abbiamo sempre condivise».

Una ricostruzione dei fatti chiara e priva di moralismi, ritenuta plausibile dal giudice che, a quel punto, non ha potuto fare a meno di emettere una sentenza per assoluzione. (c.d.)

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