Sabato 01 Ottobre 2016 | 09:00

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FAENZA: CAOS NEL PD

Bordate sul sindaco, il vescovo lo difende

Dopo il voto all'odg sulla famiglia naturale, monsignor Stagni: «Una famiglia? Non è quella di fatto»

Bordate sul sindaco, il vescovo lo difende

Il vescovo Stagni

FAENZA. «Una reazione violenta, intollerante e scomposta, anche sul piano personale da parte di persone che nemmeno sai chi sono». Con queste parole Claudio Stagni, vescovo di Faenza e Modigliana commenta e stigmatizza la bagarre di accuse che, soprattutto sui social network, hanno sommerso il sindaco, e metà Pd faentino, dopo il voto a favore dell’ordine del giorno (presentato da Fi) a favore della famiglia naturale formata da un uomo e una donna.

«E’ sorprendente, inconcepibile come nessuno sia più libero di esprimere le proprie idee e convinzioni - chiosa monsignor Stagni -, spero che qualcuno se ne renda conto». Le polemiche, l’indomani del voto espresso in Consiglio dal sindaco e da altri consiglieri tra cui la neo eletta in Regione Manuela Rontini, sono arrivate fino a Ravenna dove il cuore del partito ha chiesto spiegazioni. E immediato è arrivato il dietrofront di Malpezzi.

«Chissà perché se qualcuno la pensa come la chiesa, e lo esterna, poi viene accusato di essere medioevale, mentre il nuovo e il giusto stanno da altre parti», tuona il vescovo. E aggiunge, con chiarezza: «A favore della famiglia naturale credo che sia il sindaco che la Chiesa e la maggioranza della gente - afferma monsignor Stagni -: chi suona al campanello di una famiglia cosa si aspetta di trovare? Una famiglia di fatto? Non credo proprio». In realtà, Malpezzi ha chiarito di aver «sottovalutato» la vicenda e si è detto pronto «a promuovere un nuovo documento più rispettoso della famiglia».

«Questo caso è stato molto strumentalizzato - torna a commentare il vescovo - ed è una conseguenza del modo di agire attuale, tutto veloce tutto subito attraverso slogan (sui social, o sui mezzi di comunicazione) dai quali si viene condizionati. Si è scesi all’utilizzo di mezzi impropri su una questione che non si può liquidare in due parole. Ad accusare si fa troppo presto mentre per spiegare e ribattere su una questione come la famiglia ci vogliono tempo e concetti che non si addicono né ai social network, né ad un dibattito veloce in consiglio comunale. Il sindaco, se è caduto in un errore, è proprio perché la questione è delicata e andava approfondita. Comunque si è espresso secondo le leggi attuali che non sono ancora giunte a riconoscere le famiglie di fatto».

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