Sabato 10 Dicembre 2016 | 00:08

INFERMIERA INDAGATA

«Sono pronta a risarcire tutti»

Dopo la causa di lavoro, ieri l'udienza preliminare per le sparizioni di soldi e medicine

«Sono pronta a risarcire tutti»

 

RAVENNA. Dopo la causa di lavoro per il licenziamento ecco il processo per furto aggravato e peculato. Ma anche ieri Daniela Poggiali - l’infermiera di Lugo in carcere con l’accusa di aver ucciso con due fiale di potassio la 78enne Rosa Calderoni e indagata per altre 38 morti sospette - ha preferito non assistere al processo e restare in cella a Forlì, lasciando all’asciutto telecamere e qualche curioso. L’udienza preliminare di fronte al gup Rossella Materia è però durata meno di mezzora. Giusto il tempo per preannunciare la volontà di risarcire i cinque o sei pazienti presumibilmente derubati (in tutto si parla di furti per un totale di poche centinaia di euro) e di rinviare l’udienza a metà gennaio. Ma nonostante la disponibilità a “pagare il conto” per ottenere la relativa attenuante, l’avvocato Stefano Dalla Valle non ha però anticipato nessuna intenzione di chiedere un rito abbreviato. In caso di rinvio a giudizio, insomma, l’infermiera se la giocherà a dibattimento.

I reati di furto e peculato erano stati scoperti e contestati quando i carabinieri (diretti dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto Angela Scorza), tra l’aprile e il maggio scorso, avevano cercato di ricostruire i movimenti e il profilo della Poggiali nell’ambito dell’inchiesta per omicidio volontario. Interrogando in quei giorni un centinaio tra medici, dirigenti, pazienti, parenti di pazienti e badanti erano emersi otto episodi di furto commessi tra l’estate del 2013 e l’aprile del 2014, casi che avevano poi portato in giugno anche alla misura dell’obbligo di firma disposta dal gip Piervittorio Farinella. Il primo episodio contestato è relativo a un furto da 50 euro avvenuto l’8 marzo del 2013 ai danni della figlia di una paziente ricoverata nel reparto. Un fatto analogo avviene nell’autunno successivo, mentre sotto Natale scompaiono 10 euro dalla borsa di un’altra donna che l’infermiera - secondo la versione di un testimone - cercherà poi di far passare come persona poco lucida.

Nel febbraio scorso nuovo caso di furto quando un paziente si sveglia di notte e scopre l’infermiera al suo fianco con una borsa a tracolla. Si insospettisce e scopre che gli mancano 50 euro. L’uomo fa notare la cosa all’infermiera e anche all’Ausl. Morirà una decina di giorni dopo. Muore il 4 aprile anche Vincenzo, un anziano che si trova in corsia con la badante alla quale scompaiono una notte 150 euro, soldi che ritroverà nella sua borsa (stropicciati) dopo essersi lamentata con l’infermiera.

L’ultimo furto sarebbe avvenuto ai danni di un ricoverato al quale scompaiono due banconote da 50 euro. L’uomo fa notare la cosa all’infermiera, che ritrova le banconote sotto il letto. Ma poche ore dopo quei soldi spariscono ancora. E infine ecco l’accusa di peculato: in questo caso l’infermiera avrebbe portato via dall’Umberto I scatole di antibiotici dal valore di 500 euro, generi alimentari (yogurt, succhi di frutta, pane, frutta), detergente per l’igiene intima femminile, lenzuola per i letti e persino pasti completi. Ad accusarla sono le testimonianze rese da colleghe e anche da alcuni medici. Accuse che l’infermiera negò nell’interrogatorio di garanzia di fronte al gip. «Mi accusano anche di aver portato via omogeneizzati per darli al mio cane. Ma io non ho mai avuto un cane, mentre i medicinale per il mio parente all’epoca me li passava la stessa Ausl». Ausl che si costituirà parte civile e che appare intenzionata a chiedere i danni di immagine.

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