Lunedì 26 Settembre 2016 | 10:46

DAINI CONDANNATI A MORTE

Gli animalisti "bruciano" la delibera

I cacciatori preparano le postazioni, in pineta si cominciano a posizionare le altane per gli abbattimenti

 Gli animalisti "bruciano" la delibera

RAVENNA. Erano circa una settantina. Più o meno come i daini che dovranno essere abbattuti nella pineta di Lido di Classe. Gli animalisti - loro “armati” solo di voce e megafono - si sono ritrovati ieri mattina in stazione a Ravenna per cercare di sensibilizzare fino all’ultimo l’opinione pubblica sulla prossima strage di animali disposta dalla Provincia con una delibera che da oggi lascia via libera alle doppiette.

E proprio quella delibera è stata simbolicamente data alla fiamme nel corso della manifestazione. «Fermiamo questo massacro». Questo il senso della colorita protesta di ieri.

Ma mentre gli animalisti erano in piazzale Farini a far sentire la loro voce, in pineta continuava senza sosta l’installazione delle cosiddette “altane”. Ovvero delle piattaforme elevate, posizionate per far sparare verso il basso i cacciatori e fare in modo che i proiettili non vaghino pericolosamente ad altezza d’uomo. Il via libera alle doppiette è come noto stato disposto dalla Provincia nonostante due appelli arrivati da privati per un’adozione degli animali. Ci aveva provato Osvaldo Paci dello Zoo Safari di Ravenna, ma anche la benefattrice tedesca Eleonora Schonwald che si era resa disponibile a ospitare gli animali nella sua tenuta di Castiglione di Ravenna, il tutto a sue spese.

Nulla da fare: gli appelli si sono scontrati con la linea della Provincia, che ha più volte sottolineato l’esigenza di sparare agli animali per motivi di sicurezza. I continui attraversamenti della statale Adriatica da parte dei daini hanno infatti già causato tantissimi incidenti, tutti documentati.

Nei giorni scorsi l’ultimo tentativo degli animalisti (e del gruppo di Facebook “We are Ravenna”) di fermare i cacciatori è stato affidato al microfono del Mago Casanova, inviato di “Striscia la notizia” che, con un suo servizio da Ravenna, ha cercato di portare il caso all’attenzione di tutti i mass media nazionali.

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