Lunedì 05 Dicembre 2016 | 11:25

NAUFRAGIO CON LA DROGA

Condannati per traffico di coca I giudici brasiliani chiedono mandato di cattura internazionale

La richiesta avanzata dal tribunale federale di Sergipe nelle ultime righe della motivazione della recente sentenza di colpevolezza

Condannati per traffico di coca I giudici brasiliani chiedono mandato di cattura internazionale

RAVENNA. La giustizia brasiliana ha già avviato le procedure necessarie per ottenere un mandato di cattura per il 44enne skipper cervese Davide Migani e per la 37enne di Forlì Giorgia Pierguidi, condannati il 3 dicembre scorso per traffico internazionale di droga rispettivamente a venti anni di reclusione e dieci anni, dieci mesi e venti giorni.

A chiedere il mandato di cattura “anche in ambito internazionale” nei confronti dei due romagnoli è la Corte del Tribunal Regionale federal dello Stato di Sergipe che (all’unanimità) ha emesso il verdetto di colpevolezza. La richiesta di «attivare le autorità di polizia federali competenti» è stata messa nero su bianco nelle ultime tre righe della motivazione della sentenza, depositata pochi giorni dopo l’ultima udienza del processo d’Appello.

Come noto Migani e la Pierguidi erano stati arrestati dopo un naufragio avvenuto sulla spiaggia brasiliana di Aracajù la notte di Natale del 2011. Qui l’Ornifle, imbarcazione a vela sulla quale viaggiavano, si era arenata imboccando la foce di un fiume. A bordo dell’imbarcazione la polizia locale trovò circa trecento chili di coca. I due membri dell’equipaggio vennero arrestati e per sette mesi rimasero nelle carceri brasiliani, una di queste teatro di una violenta sommossa di detenuti avvenuta nell’aprile successivo.

In luglio il colpo di scena: per insufficienza di prove sia Migani che la Pierguidi vennero assolti in primo grado e lasciarono immediatamente il Brasile, nonostante il parere negativo della procura che cercò di sequestrare i loro passaporti.

Nei giorni scorsi il processo in appello che ha ribaltato quel verdetto, con una sentenza che nelle sue dieci pagine di motivazione ha definito «non credibile e piena di contraddizioni» la versione data dai due italiani, secondo la quale il naufragio sarebbe stato eseguito volontariamente per non portare a termine quel traffico da 300 kg di coca.

E ora la giustizia brasiliana, nonostante manchi ancora un giudizio di terzo grado da parte del Tribunale Supremo di Brasilia, ha già chiesto che i due imputati scontino la pena e che lo facciano in Brasile. Cosa in linea teorica anche possibile, se non fosse per i difficili rapporti tra i due Stati alla luce del “Caso Battisti”. Circa un mese fa una richiesta di estradizione è stata invece avanzata dal Brasile per il banchiere Henrique Pizzolato, condannato a 12 anni per corruzione. Pizzolato ha però anche un passaporto italiano e la sua estradizione, al momento, appare decisamente improbabile.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000