Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 09:40

IL CODICE DI COMPORTAMENTO

"Bavaglio" sui social network ai dipendenti Critiche alle nuove regole anche in giunta

L'assessore Morigi: esiste libertà di espressione, i dipendenti sono prima di tutto cittadini Forza Italia chiede di sospendere la "partita". Il sindaco: ognuno dica la sua poi decideremo

"Bavaglio" sui social network ai dipendenti Critiche alle nuove regole anche in giunta

RAVENNA. Nei corridoi di Palazzo Merlato c’è già chi gli ha appioppato il soprannome: legge bavaglio. E’ polemica sul nuovo codice di comportamento per i dipendenti comunali. Perplessità trasversali che si infilano sin dentro la giunta. Perché il manuale del bravo (e soprattutto onesto) dipendente non convince nemmeno l’assessore al Bilancio Valentina Morigi.

Il fatto. La “legge” di Palazzo Merlato è severa, persino più rigida del codice nazionale approvato la scorsa primavera. I dipendenti dovranno fare attenzione anche ai commenti lasciati su Facebook o ai loro cinguettii su Twitter, non potranno più ricevere regali dal valore superiore ai 50 euro e nemmeno sconti. Quelli più “ricchi”? Saranno “requisiti” dal Comune e dati in beneficenza dopo la loro pubblicazione su Internet. E per chi sgarra è previsto anche il licenziamento.

Sarà che le vacche sono magre e i regali si sono persi nella memoria (degli anni ’80) e così a far storcere a molti il naso è stato più che altro il secondo comma dell’articolo 2 del codice (in tutto gli articoli sono sei). Nello specifico quello che avverte: «I dipendenti comunali devono astenersi da comportamenti, opinioni e giudizi che possano ledere l’immagine dell’amministrazione anche nell’utilizzo dei social network nella vita privata». Insomma, niente critiche al Comune via web.

Il dissenso. «Siamo più esigenti verso i nostri dipendenti che in altri Comuni italiani ? Può essere, ma considerato il momento che stiamo vivendo crediamo che sia necessario andare in quella direzione» ha detto nei giorni scorsi al Corriere commentando la novità del codice l’assessore al personale, Massimo Cameliani. Ma la prima ad avere dubbi sul decalogo è proprio la collega Valentina Morigi, assessore al bilancio. «In giunta chiederò delucidazioni sul nuovo codice di comportamento dei dipendenti comunali - dice Morigi -. In particolare, non mi convince la specifica secondo cui i dipendenti devono astenersi dall’esprimere sui social, opinioni lesive dell’immagine dell’amministrazione comunale. Se c’è già una normativa che afferma questo principio, è sufficiente fare riferimento alla normativa, tenendo presente il diritto costituzionale alla libertà di espressione. Il Comune non è un’azienda qualsiasi, ma è un ente pubblico, e i dipendenti comunali, sono prima di tutto cittadini».

Il consigliere di Forza Italia, Alberto Ancarani, chiede, in un’interrogazione, di «ritirare da subito la bozza» per modificare l’articolo 2 «prima che inizino le consultazioni con i sindacati». Perché, dice il consigliere azzurro, «l’amministrazione comunale non è equiparabile a un’azienda privata». Quindi, essendo la sua attività politica non può essere immune da «critiche che possono provenire anche dai dipendenti che sono in primis cittadini».

Parliamone... Insomma, che si fa? Ieri, dopo il confronto tra amministrazione e sindacato, è arrivato un ritocchino. Ovviamente all’articolo 2: “fermo restando l’esercizio delle opinioni politiche e delle attività sindacali”. E già la norma diventa un po’ più morbida. Il sindaco per ora temporeggia: dite la vostra e poi vediamo. «La giunta discuterà il nuovo regolamento sul codice di comportamento dei dipendenti comunali nella seduta di martedì 21 gennaio per poi approvarlo nella seduta del 28, conclusa la consultazione - spiega Matteucci -. La bozza elaborata in sede tecnica è pubblicata sul sito del Comune perché tutti la conoscano e dicano la loro. Trasparenza, partecipazione e poi si decide. Visto che è una bozza spero che vengano più contributi che polemiche per migliorarla. Comunque ognuno farà come crede. E’ un testo “in progress”. Io ascolterò tutti, poi dirò la mia e si decide».

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