Giovedì 29 Settembre 2016 | 01:55

INDAGINE DEI CARABINIERI

Madre in coma dopo il volo dall'auto in corsa, indagato l'amico che era al volante dell'auto

 Madre in coma dopo il volo dall'auto in corsa, indagato l'amico che era al volante dell'auto

RAVENNA. Si era gettata dall’auto in corsa finendo in gravi condizioni al Bufalini di Cesena. Un gesto disperato e ancora tinto di giallo quello di una madre ravennate di 29 anni. La donna ora è considerata fuori pericolo di vita, ma le sue condizioni di salute ancora non le permettono di essere interrogata, Lui, l’amico 30enne di Russi, è invece ora indagato dalla procura con l’accusa di lesioni ma il quadro investigativo è ancora considerato in evoluzione. Il pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo, ha disposto anche il sequestro della sua vettura, sulla quale saranno eseguiti diversi accertamenti per far luce su una vicenda dai tratti ancora poco chiari.

Nei giorni scorsi anche i familiari della ragazza si sono rivolti a un legale - il penalista ravennate Carlo Benini - per sapere cosa ci sia dietro a quel gesto all’apparenza inspiegabile.

Sono le 21.20 di domenica sera quando a Russi, su via Garibaldi, all’altezza del civico 15, un ragazzo di circa 30 anni chiama i soccorsi allarmato: «La mia amica è grave, venite». All’arrivo del 118 l’uomo e la sua auto sono accostati poco più avanti, mentre sul ciglio della strada c’è una ragazza di 29 anni incosciente, stesa sull’asfalto qualche metro più indietro.

Le condizioni della donna, una giovane madre residente in una frazione del ravennate, appaiono subito gravissime. Poco dopo sarà trasportata al Bufalini dove resterà in coma farmacologico per circa un giorno.

Sul posto arrivano anche i carabinieri di Ravenna che provano a farsi raccontare l’accaduto dall’uomo. Il racconto, però, non è del tutto chiaro e inoltre mancano testimoni diretti. Tuttavia per i carabinieri appare difficile ipotizzare che, con l’auto in corsa, il conducente abbia potuto aprire la portiera del passeggero e scagliarla fuori la ragazza, oppure spingerla fino ad aprire lo sportello. L’auto non era poi incidentata: non aveva segni compatibili con botte o altri “traumi” anche interni.

Insomma era senza dubbio più probabile la ricostruzione che vedrebbe la 29enne aprire la portiera e gettarsi sull’asfalto in corsa.

A questo punto, però, resta da capire perché lo abbia fatto.

Era fuori di sé? Oppure si sentiva minacciata da qualcosa? E poco prima di gettarsi nel vuoto cosa era successo quella notte?

 

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