Domenica 04 Dicembre 2016 | 15:12

RAVEGNANA-SS16: TROPPE CROCI A QUEL SEMAFORO

Incrocio killer, si va fino in fondo

Il prefetto: «Con i dati sugli incidenti mi rivolgerò all'Anas»

Incrocio killer, si va fino in fondo

RAVENNA. Ora basta. Dopo l’ultimo scontro fatale le istituzioni sono decise ad andare fino in fondo per mettere in sicurezza l’intersezione fra Adriatica e Ravegnana, ormai universalmente nota come “l’incrocio della morte” per la lunga scia di croci seminate sull’asfalto nel corso degli anni.

L’ultima vittima è un 36enne residente a Torre del Greco (Napoli), Giovanni Montella. Alla guida della sua Golf poco dopo le 23.30 di venerdì sera si è scontrato con una Fiat Punto condotta da un giovane di Longana, che ha riportato invece lesioni di media gravità. Un impatto violento che non ha lasciato scampo al giovane campano, sbalzato dall’auto e deceduto poco dopo in ospedale.

Il neo-prefetto (ed ex questore) di Ravenna Fulvio Della Rocca è deciso a prendere in mano la situazione. «La questione dell’incrocio della Ravegnana era già stata posta alla mia attenzione appena arrivato - afferma -. Ho chiesto una relazione sull’incidentalità sia alla Polizia stradale che alla Municipale. Ho già in mano i dati forniti dalla Polstrada; sulla base di questi intendo prendere contatti al più presto con l’Anas».

I tentennamenti dell’ente strade sono oggetto degli strali del sindaco Fabrizio Matteucci: «La situazione di pericolosità dell’incrocio fra la Statale Adriatica e la Ravegnana dura da 30 anni. In un Paese normale l’Anas l’avrebbe risolta da 30 anni. Invece non mi rispondono neppure al telefono».

Matteucci ribadisce che a questo punto domani presidierà a Roma la sede dell’Anas insieme all’onorevole Alberto Pagani «finché il capo non mi dà risposte». In ogni caso nel prossimo fine settimana è convocato un vertice istituzionale fra Regione, Comune e Provincia per assumere le decisioni conclusive.

«Ho chiesto ai miei uffici una relazione scritta sulle ipotesi correttive suggerite da Alvaro Ancisi», riferisce poi il primo cittadino. Convinto che si possa fare la “rotondina”: «Io non sono più disposto ad accettare questa situazione: vado, esigo la rotonda e basta. Vado e conto di avere con me tutta, ma proprio tutta, Ravenna».

Il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi però anche in questo frangente non risparmia critiche all’Amministrazione: «Da decenni la realizzazione di lavori straordinari sulle strade statali è regolata dall’accordo stabilito in sede di Conferenza Stato-Regioni, in base a cui, sul monte della spesa d’investimento iscritta nei bilanci annuali dell’Anas, spetta ad ogni Regione una percentuale fissa su cui è la Regione stessa a decidere a quali opere del proprio territorio debba essere destinata. Se il cavalcavia sull’incrocio Classicana-Ravegnana non è stato fatto, da quando, nel 1996, ne fu fatto il progetto, pagato dal Comune di Ravenna al costo complessivo di 250 milioni di lire, è perché la Regione non lo ha inserito in nessuno degli elenchi annuali delle opere prioritarie da realizzare in Emilia-Romagna. I sindaci Mercatali e Matteucci, che si sono succeduti a Ravenna nel frattempo devono dunque chiederne il perché non “al capo dell’Anas” di oggi, ma ai loro compagni di partito che sono stati a capo della Regione Emilia-Romagna in questi anni, in particolare al loro concittadino Vasco Errani, che lo è dal 1999».

Impietoso il confronto proposto dal consigliere di opposizione su quanto investito invece nei territori limitrofi: «Stando solo in Romagna (il confronto con l’Emilia sarebbe molto più impietoso). Forlì ha beneficiato di 193 milioni di euro per la sua tangenziale est e di 110 per l’asse di arroccamento (il cui secondo lotto è stato inaugurato un mese fa) e Cesena di 115 milioni per la sua secante. Se non sono stati trovati i 10 milioni necessari per realizzare il progetto ormai quasi ventennale del sovrappasso della Classicana sulla Ravegnana, è stato per scelte politiche della Regione, accettate dal Comune senza mai discuterne in consiglio comunale».

Né, punta il dito ancora il consigliere, «il Comune di Ravenna ha mai effettuato il benché minimo intervento di sua competenza, volto almeno a ridurre la pericolosità dell’incrocio della morte. L’illuminazione e la semaforica toccano al Comune. Ma le “soluzioni  tampone  provvisorie ma indispensabili per la sicurezza del brutto incrocio” di “cambiare la fasatura del semaforo e/o impedire manovre di svolta a sinistra”, suggerite dall’Anas, non sono mai state neppure considerate. Di presenza fisica della polizia municipale, per vigilare almeno il rispetto del rosso, nemmeno l’ombra, tanto che la postazione fissa esistente sull’incrocio è diventata un rudere archeologico».

Sollecita quindi il primo cittadino, quando tornerà da Roma «a venire in consiglio comunale a dire ai cittadini ravennati quali interventi immediati e quali a breve e medio termine saranno fatti su questo incrocio perché non sia più della morte».

 

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