Domenica 25 Settembre 2016 | 14:17

L'INCHIESTA CHE SCUOTE SANTA TERESA

La Diocesi: restituiremo il mezzo milione

Parte dell'eredità di un paziente disabile è stata pagata come caparra per l'acquisto di alcuni capannoni a Fornace Zarattini

La Diocesi: restituiremo il mezzo milione

RAVENNA. Quei soldi, dicono in Diocesi, troveremo il modo per restituirli. La Curia non ha nessuna voglia di arrivare a una causa civile, dopo il terremoto che ha già scosso Santa Teresa, e dopo la richiesta presentata dal nuovo tutore dell’ospite disabile della struttura il cui patrimonio stava per essere investito in una maxi operazione immobiliare a Fornace Zarattini, piazza dell’Arcivescovado è pronta ad assecondarlo: quel mezzo milione di euro, versato come cospicua caparra per l’“affarone”, verrà restituito.

L’inchiesta. Il nodo è la vicenda sulla quale la Procura di Ravenna ha già aperto un’inchiesta per tentata truffa a carico dell’ex direttore dell’Opera, don Paolo Pasini, e del suo coordinatore amministrativo Lorenzo Selmi: entrambi, dopo l’esplosione del caso, hanno preferito dimettersi. Al centro, c’è l’acquisto di tre capannoni in via Valle Bartina a Fornace Zarattini: un affare da un milione e mezzo di euro, soldi dell’ospite dell’Opera il cui patrimonio - per volontà della defunta madre - sarebbe comunque stato lasciato in eredità a Santa Teresa. Fin qui, tutto regolare visto che la gestione del patrimonio era comunque in capo all’Opera ecclesiale. Da per quell’affare, era già stata versata una maxi caparra da ben 500mila euro, e l’operazione venne bloccata poco dopo quando il giudice tutelare segnalò alla Procura la volontà di voler costituire su quei beni un “trust” per ottenere sgravi fiscali: questo avrebbe infatti fatto acquisire all’istituto la proprietà del patrimonio del suo ospite, prima del suo decesso. Da qui, l’avvio dell’inchiesta.

La maxi caparra. Il risultato è che l’operazione è bloccata ma, di contro, il venditore dei capannoni può contare sulla caparra che, in quanto tale, non va restituita. Per questo, con due comunicazioni (prima a don Pasini e a Selmi, ora ai nuovi dirigenti dell’Opera), il nuovo tutore dell’ospite chiede direttamente a Santa Teresa di pagare il conto, ovvero di restituire i 500mila euro “persi”. «Non so nulla di questa richiesta», si limita a dire don Alberto Camprini, nuovo direttore dell’Opera, nominato dal vescovo Lorenzo Ghizzoni l’indomani delle dimissioni di don Pasini. In realtà, in diocesi, si sa molto bene di cosa si sta parlando. Ma mezzo milione non è cifra da poco conto specie per Santa Teresa le cui casse non sono in buona salute. «In qualche modo, i soldi si troveranno – chiarisce l’avvocato Enrico Maria Saviotti, portavoce di piazza dell’Arcivescovado -. Il primo invito a pagare andò praticamente a vuoto: nel frattempo i vertici sono cambiati e ora ci sono delle trattative in atto». Anche perché, il nuovo tutore è stato chiaro: o Santa Teresa restituisce i soldi, o si va verso una causa civile.

Parte il toto-parroci. Intanto, nonostante don Camprini abbia già assunto formalmente l’incarico, non è chiaro quando si trasferirà a Santa Teresa. Probabilmente “approfitterà” della festa del primo ottobre: d’altronde, ai suoi parrocchiani di Cannuzzo ha assicurato la propria presenza in parrocchia fino a fine settembre. E poi, chi lo sostituirà? Sarà il vescovo Ghizzoni a decidere. Lo stesso dovrà fare per don Pasini. A cosa verrà destinato l’ex direttore? «Al momento, è in astensione di attività - si limita a dire Saviotti -. La vicenda è avvenuta in maniera repentina e non indolore. E don Paolo Pasini sta affrontando un momento di sconforto. Sarà comunque il vescovo a decidere a quale incarico affidarlo». Prima era parroco a Marina di Ravenna e, al Santa Teresa, stava dalla metà degli anni Duemila. Escluso che vi rimanga in ogni modo.

 

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