Venerdì 30 Settembre 2016 | 08:38

SESSO E DROGA: MINORENNI INDAGATI

Spunta un'altra inchiesta, un 17enne in carcere

Alcuni dei ragazzini coinvolti erano già al centro anche di un'indagine dei carabinieri di via Alberoni per spaccio di stupefacenti

Spunta un'altra inchiesta, un 17enne in carcere

RAVENNA. Poco più che bambini ma già smaliziati a tal punto da filmarsi durante rapporti sessuali vendendo poi i video per due o tre euro. Un intreccio di perversioni nel quale però c’è anche chi giura di esserci finito per caso, senza sapere di essere filmata. Emerge anche questo dall’inchiesta avviata mesi fa dai carabinieri di Marina di Ravenna che ha scoperto uno spaccato sconcertante degli adolescenti ravennati, tra i quali anche figli di professionisti o imprenditori. E ora a questa indagine se ne aggiunge un’altra, condotta dai carabinieri della stazione di via Alberoni. I nomi sono in molti casi gli stessi. Tutti di ragazzini scoperti a spacciare: uno di loro, di appena 17 anni ma ritenuto uno dei “vertici” del gruppo, si trova nell’istituto penale minorile del Pratello di Bologna.

I video hard. Nell’inchiesta affidata al pm della Procura dei minori Flavio Lazzarini anticipata ieri dal Corriere, i carabinieri hanno dovuto fare i conti anche con il senso di colpevolezza misto allo stupore di alcune ragazzine che sarebbero state riprese durante rapporti sessuali con coetanei senza neppure saperlo. Ma agli atti c’è anche una querela presentata nelle scorse settimane dai legali di una adolescente convocata dai carabinieri. Volevano capire se fosse lei una delle minorenni protagoniste di quei secondi bollenti passati da un telefonino all’altro e commentati da decine di altri ragazzini. Nei vari commenti raccolti nel vortice delle chat qualcuno infatti fa il suo nome. Ma la ragazza, accompagnata dai genitori, pare sia rimasta stravolta e abbia urlato la sua innocenza: «No, non sono io quella lì!».

E’ inquietante insomma lo scenario nel quale si stanno muovendo gli investigatori dell’Arma che negli ultimi mesi hanno pescato sui fondali delle debolezze adolescenziali trovando di tutto. Compreso reati evidenti: dalla detenzione, produzione e vendita di video pedopornografici allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Fino ad ora la maggior parte delle persone sentite, tra i 25 indagati, ha confermato tutto: di aver posseduto o venduto quei filmati di sesso esplicito e di aver spacciato erba e hashish ad altri compagni di scuola in vari istituti della città.

La droga. Tutto era partito proprio dalla droga, sulle tracce di un ragazzo che i carabinieri sospettavano aver impiantato una rete di spaccio tra coetanei, studenti nati tra il 2000 e il 1998. Ipotesi poi confermate durante l’inchiesta.

«Vuoi due libri?». «Ti porto una cuffia?». Erano questi i nomi in codice che i ragazzini usavano per ordinare singole dosi di hashish oppure di marijuana. Così comunicavano tra loro via Whatsapp convinti di essere al sicuro dietro al muro di questa applicazione per smartphone difficilmente intercettabile. Messaggi criptici. Ma non troppo se è vero che poi, non resistendo alla smania di mostrare il prodotto, ogni tanto da un cellulare all’altro passava anche la foto di una pianta di marijuana coltivata da uno dei minorenni che ora si ritrovano indagati. «Guarda com’è cresciuta!» diceva il giovane.

L’inchiesta parallela. Molti dei minori al centro dell’indagine sul giro di spaccio scoperto dai carabinieri di Marina di Ravenna figurano come detto anche in un’inchiesta analoga condotta dai militari della stazione di via Alberoni. Inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Procura dei minori di Bologna Silvia Marzocchi, che ha portato nei giorni scorsi all’applicazione di una misura cautelare nei confronti di un 17enne ravennate ritenuto al vertice di una rete di baby pusher molto attiva in città; il giovane, assistito dall’avvocato Luca Donelli, è ospite da una settimana della comunità per minori di via del Pratello a Bologna. Indagini parallele con alcuni punti in comune che fanno emergere uno spaccato inquietante e mostrano l’entità del fenomeno che vede adolescenti inseriti in una rete capillare di cessione di hashish e marijuana davanti alle scuole superiori. Questo secondo filone, partito nel febbraio scorso dall’analisi del telefonino del ragazzo (all’epoca 16enne) sorpreso a spacciare, ha portato anche alla denuncia di altri quattro ragazzi e alla segnalazione come assuntori di una trentina di adolescenti.

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