Lunedì 05 Dicembre 2016 | 03:24

LA SENTENZA

Sedici anni per l'omicidio di Adela

Strangolò la ex che voleva lasciarlo

Sedici anni per l'omicidio di Adela

RAVENNA. Sedici anni di carcere. Questa la condanna (con rito abbreviato) per Valer Ispas Baciu, il muratore romeno di 45 anni accusato di aver strangolato con le proprie mani l’ex fidanzata e convivente, Adela Simona Andro, infermiera 35enne dipendente dell’Ausl dal 2010. I due abitavano da tempo nell’appartamento di via Bozzi dove la donna era stata trovata morta dai carabinieri la mattina del 2 aprile del 2013.

Lo scorso 24 aprile il pubblico ministero Monica Gargiulo al termine della sua requisitoria aveva chiesto 30 anni contestando l’omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla cosiddetta “minorata difesa”, ovvero il fatto di aver aggredito una persona che non era in grado di difendersi a causa dell’evidente differenza di stazza.

Il gup Antonella Guidomei ha accolto l’ipotesi dell’omicidio volontario, ma non ha riconosciuto le due aggravanti. E così la condanna, che sarebbe stata a 24 anni, è scesa a 16 per via della scelta del rito abbreviato che prevede come noto uno sconto di un terzo della pena. Le motivazioni della sentenza verranno comunque depositate entro 90 giorni.

Baciu, che si trova in carcere a Forlì dal giorno dell’arresto, dovrà pagare anche 180mila euro di provvisionale alla parte civile (tutelata dall’avvocato Francesca Battistini).

«In punto di pena non siamo messi male, ma sulla qualificazione giuridica del fatto si può ancora discutere». Hanno dichiarato all’uscita dell’aula i difensori di Baciu, gli avvocati Francesco De Angelis e Carlo Alberto Zaina.

Secondo quanto sostenuto dai due legali la ricostruzione dell’accaduto, mai contestata, sarebbe infatti a loro avviso più aderente a un omicidio colposo o, al massimo, preterintezionale.

A riprova di ciò ci sarebbe il fatto che Baciu (ex pugile dilettante, ndr) aveva stretto Adela al collo con una sola mano per pochi secondi e aveva poi tentato anche di rianimarla.

Il medico legale aveva stabilito che il decesso della donna era legato a una malformazione congenita: esisteva per questo un nesso causale tra morte e stretta al collo, ma ciò - aveva specificato il medico - appariva più come una concausa, la malformazione non sarebbe certo bastata a uccidere da sola la ragazza.

La Procura, da parte sua, aveva sottolineato il fatto che l’infermiera era sì morta per attacco cardiaco e non per effetto diretto dello strangolamento, ma il cuore della donna aveva ceduto proprio in conseguenza di quella pressione sul collo.

Il corpo di Adela venne ritrovato dai carabinieri steso sul letto. Attorno c’erano ancora le candele che Baciu, in stato confusionale, aveva acceso durante la notte per vegliare il cadavere. Nell’ingresso gli inquirenti trovarono anche la valigia dell’uomo che il giorno dopo avrebbe dovuto lasciare la casa.

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