Giovedì 08 Dicembre 2016 | 15:16

INDAGATA PER OMICIDIO VOLONTARIO

Morti sospette in corsia, perquisita la casa dell'infermiera

Sequestrato un computer. Ad allertare l'Ausl è stato un dato statistico: con quella professionista i decessi erano superiori alla media

 Morti sospette in corsia, perquisita la casa  dell'infermiera

 

RAVENNA. I carabinieri del Reparto Operativo hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione dell’infermiera indagata dalla Procura di Ravenna con la terribile accusa di omicidio volontario. Tra gli oggetti sottoposti a sequestro c’è il computer usato dalla donna. Anche alcuni suoi colleghi sono già stati sentiti dagli inquirenti che, come riferito ieri, hanno acquisito le cartelle cliniche di altri 40 pazienti deceduti negli ultimi mesi in giorni in cui la donna era in servizio all’ospedale di Lugo. Se dovessero essere riscontrate anomalie non si esclude nemmeno l’ipotesi estrema della riesumazione di alcune salme.

L’inchiesta prosegue dunque senza sosta, in attesa del “verdetto” più atteso: quello relativo alle analisi sui campioni prelevati durante l’autopsia eseguita sul corpo di Rosa Calderoni, la 79enne di Russi dal cui decesso “sospetto” è partita l’indagine.

L’obiettivo che il pm Angela Scorza ha dato al proprio consulente, il medico legale Vito Cirielli di Verona, è quello di determinare le cause della morte della donna, ma anche di accertare concentrazioni anomale di altre sostanze nel suo organismo. Soprattutto tracce di potassio, sostanza tristemente nota perché in grado di provocare prima asistolie e poi veri e propri arresti cardiaci, fatali in pazienti di una certa età e con un quadro clinico già compromesso. Ma è un’altra caratteristica del potassio a preoccupare gli inquirenti: ovvero il fatto che tenda a svanire in circa 24 ore anche se iniettato in dosi massicce. Gli esperti di medicina legale sanno però che tracce di potassio tendono a resistere maggiormente soprattutto su alcuni tessuti oculari. Ed è lì che il perito andrà a cercare valori “sballati”.

Lunedì mattina anche i familiari della 79enne scomparsa - tutelati dall’avvocato Maria Grazia Russo - hanno deciso di nominare un proprio consulente per l’autopsia affidandosi al medico legale ravennate Franco Vasi. Il consulente della procura ha chiesto due mesi di tempo per depositare la relazione con le sue conclusioni.

L’inchiesta del sostituto procuratore Angela Scorza era cominciata dopo un esposto presentato dall’Ausl alla magistratura in seguito alla morte di Rosa Calderoni, avvenuta lo scorso 8 aprile all’ospedale di Lugo. Qui la donna, ricoverata in una casa di riposo di Bagnacavallo, era arrivata pochi giorni prima, dopo aver accusato un malessere che non sembrava grave. Del resto la 79enne, a parte qualche problema di salute legato all’età e al diabete, non aveva particolari patologie. Eppure era arrivato il decesso dopo un arresto cardiaco improvviso. I familiari della vittima, pur sconvolti e sorpresi per l’accaduto, non avevano però presentato esposti, ma è stata la stessa Ausl a eseguire un’autopsia ai fini di un’inchiesta interna sulla propria dipendente. Perché? Sembra che ad allertare la direzione sanitaria ci sia stato soprattutto un dato statistico di partenza: con quella infermiera i decessi erano superiori alla media. Ma pare anche che siano state riscontrate alcune anomalie procedurali delle quali è stato chiesto conto alla donna, convocata pochi giorni fa dai vertici dell’ospedale. Gli esami clinici hanno poi portato alla luce altri elementi giudicati “sospetti”. Da qui la denuncia in procura, la seconda autopsia, la perquisizione in casa della donna e soprattutto l’acquisizione di 38 cartelle cliniche. Tutte di persone scomparse da poco, tutte quando era di turno la stessa infermiera.

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