Sabato 10 Dicembre 2016 | 13:38

L'ARRESTO DI DON DESIO

Telefonini, videogiochi e promesse di notorietà per attirare i ragazzini

Alternava il ruolo autorevole del parroco a quello seducente di confessore amico

Don Desio

Don Desio

RAVENNA. Li seduceva con telefonini e videogiochi, li illudeva dicendo di poterli introdurre in ambienti artistici, ma soprattutto li teneva in pugno dal punto di vista psicologico; alternando con scaltrezza e lucidità il ruolo autorevole di parroco educatore e quello più seducente di confessore che deteneva tutti i loro segreti

In questo modo aveva plasmato le menti e i comportamenti di almeno due quindicenni che frequentavano la parrocchia di Casal Borsetti, ma stando alle intercettazioni che compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare la sensazione è che ci si trovi di fronte a qualcosa di molto più articolato che forse andava avanti da tempo. Un pozzo senza fine di squallore a cui solo l’intervento provvidenziale della squadra mobile di Ravenna ha potuto mettere fine. Agli atti sono ora finite pagine di intercettazioni, dialoghi dai contenuti talmente espliciti e raggelanti da non poter essere pubblicabili, in cui ogni tanto compaiono anche nomi diversi da quelli presenti nell’ordinanza come parti offese. Chi sono quelle persone? Altri ragazzi? Altri minori? In mezzo a quegli interrogativi, ai quali il Pm Isabella Cavallari sta cercando di dare risposte in tempi brevi, restano poi i messaggi agghiaccianti inviati a ragazzini di 15 anni da un uomo di 52 che, in teoria, faceva pure il prete.

Per contestualizzarli bisogna ricordare che l’inchiesta della polizia comincia dopo la denuncia di un padre insospettito da alcuni messaggi inviati dal figlio via Facebook (poi si scoprirà che in realtà li scriveva Don Desio) nei giorni successivi all’incidente subito dal prete, finito con il suo Suv da 35mila dentro il canale di Casal Borsetti a fine febbraio.

E ciò è necessario a delineare il periodo in cui Desio si ritrova il telefono intercettato. Un periodo difficile per lui, non solo per gli articoli di stampa che criticano il tenore di vita del parroco, ma anche perché alcuni di quei ragazzi si distaccano da lui. Il don sembra avvertire la frattura e allora fa di tutto per non perdere quello che aveva costruito in mesi e mesi, alle spalle di genitori ignari che si fidavano di lui. «Non era che l’inizio - scrive in un messaggio - avevo dei progetti per noi, ma tu mi hai tradito» oppure «mi vergogno del tuo tradimento. Eravamo amici o amanti? A te essere mio amante non ti dispiaceva, vero?». Ma Desio pur di arrivare al suo obiettivo ostenta anche una sorta di aggressività: «io non sono più il tuo parroco». «Ti ho amato inutilmente» oppure «Mi hai ucciso dentro» dice a uno di loro che evidentemente non può più frequentarlo come prima. «Non ti voglio più vedere». «Ma possiamo sentirci?» azzarda il giovane. Ma a lui evidentemente non basta: «No. Questo è la fine di tutto. Amicizia, affetto, amore». Salvo poi rinfacciargli esperienze sessuali non riportabili. E se uno dei ragazzi obietta: «A me a dire il vero sarebbe piaciuto di più fare certe cose con una ragazza». Lui risponde: «A me non sembrava».

E’ metà marzo. Pochi giorni dopo il don chiama un altro dei suoi ragazzi in un’altra provincia italiana. A lui - secondo l’accusa - ha promesso di introdurlo nel mondo dello spettacolo, ma prima devono passare le ferie assieme. Quello che gli prospetta, glielo descrive nei minimi particolari. La polizia ascolta e, per fortuna, arriva in canonica prima che sia Pasqua.

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