Lunedì 26 Settembre 2016 | 19:19

IL PORTO

«Approfondimento dei fondali, un progetto insostenibile»

Il Comitato Vitalaccia: «15 milioni di metri cubi di sabbia da spostare»

«Approfondimento dei fondali, un progetto insostenibile»

RAVENNA. Il progetto di approfondimento dei fondali non decolla perché «sta emergendo in pieno l’insostenibilità ambientale, sociale e forse anche economica dell’operazione». Lo sostiene il Comitato Vitalaccia Dura che si oppone ai progetti di espansione del porto di Ravenna, attribuendosi parte del merito per la situazione di stallo in cui versa il progetto, ma ritenendo che ci sia anche dell’altro, visto che sul fronte dei soggetti a favore ci sono tutte le potenze politiche ed economiche della città. Il Comitato, preoccupato per le possibili ripercussioni che l’allungamento delle dighe foranee di Marina di Ravenna potrebbe avere sulla fragile linea della costa da Lido di Classe a Casalborsetti, sostiene che nel complesso il progetto richiederà di «spostare e movimentare 15 milioni di metri cubi di fanghi - circa 5,6 milioni dal Candiano interno e dalla pialassa e circa 7milioni da Marina di Ravenna a oltre i moli fino a mare aperto per almeno 4,8 km al di là della bocche della dighe, oltre ai 3,3 milioni di fanghi già scavati in passato ed attualmente stoccati nelle casse di colmata - che se fossero tutti spalmati sul territorio occuperebbero mille ettari di terreni agricoli». E a questi si dovrebbero aggiungere «i fanghi scavati per la manutenzione ordinaria che, per 25 cm di insabbiamento all’anno dei fondali genererebbero fino a 900mila metri cubi di sabbia».

Inoltre non sarebbe ancora stata «chiarita la destinazione dei fanghi e anche a seguito degli esposti presentati da noi in Procura, per gravi irregolarità e vincoli ambientali violati, era stata esclusa la zona di Porto Fuori». Il problema che sta ostacolando la presentazione del progetto al Cipe entro giugno, è nato sull’area Logistica 3, nella zona di Porto Fuori, dove avrebbero dovuto essere reimpiegati i materiali della cassa di colmata della Cmc, che sarebbe così tornata a disposizione in vista dei nuovi lavori di approfondimento dei fondali. Nel complesso è previsto il dragaggio di 3,5 milioni di metri cubi di sabbia. Il Comitato Vitalaccia Dura si oppone anche allo spostamento nell’area logistica dell’impianto Sic (bitumificio) della Cmc. Il presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco ha dato la disponibilità a che effettuino loro indagini indipendenti sui fanghi, a spese dell’Autorità portuale. Se poi Cmc non trasferisse lì il suo impianto (la decisione peraltro spetta al Comune, ndr) e i materiali di scavo rientrassero nelle tabelle A o B, e quindi fossero compatibili, la proposta di Di Marco sarebbe quella di ottenere in cambio il via libera per il deposito della sabbia. Rispetto al Progettone c’è poi un piano straordinario, che prevede di anticipare lo scavo di circa 900mila metri cubi di sabbia, per il quale sono state individuate due aree in zona ponte mobile, che Di Marco si è detto intenzionato ad inserire nel Progettone, ipotizzando un affitto temporaneo per tre o quattro anni. Per l’area ex Sarom di proprietà Eni, c’è anche il problema delle bonifiche, l’altra invece è inserita in un progetto unitario del Comune, che andrebbe sospeso e rinviato.

Il Comitato sostiene che nell’area ex Sarom si potrebbero ricavare ottimisticamente solo 30 ettari si superficie utile. Pertanto Vitalaccia Dura ritiene che la quantità di fanghi da smaltire in sicurezza sia tale da essere assolutamente ingestibile e denuncia «una vera e propria aggressione al territorio». «Se Ap dovesse acquistare o prendere in affitto terreni nelle zone tra il porto San Vitale e Porto Fuori la zona verrebbe completamente stravolta». Quanto ai presunti incontri con il Comitato da parte del presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco, si tratterebbe di «incontri effettuati a titolo personale da alcuni residenti nelle aree interessate al conferimento dei fanghi, per conoscere il destino delle loro proprietà». Così come l’impianto di trattamento dei fanghi di escavazione sarebbe «dimensionato solo per trattare una piccola frazione dei fanghi, solo 200mila metri cubi l’anno, lavorando a pieno regime», dimostrando però, secondo il Comitato, che «questi fanghi non sono poi tanto salubri ma che devono essere classificati come rifiuti speciali».

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