Sabato 10 Dicembre 2016 | 07:53

SEQUESTRO DEL BUCCANEER

«Perizia per valutare i danni causati dai pirati sui marinai»

Il giudice del lavoro Riverso dispone l'esame medico dopo l'ultima udienza della causa intentata da un nostromo contro la Micoperi, a cui ha chiesto 5 milioni

«Perizia per valutare i danni causati dai pirati sui marinai»

RAVENNA. Il giudice del Lavoro Roberto Riverso ha disposto una perizia per stabilire l’entità dei danni psicologici subìti da uno dei sedici membri dell’equipaggio della Buccaneer, la nave della società ravennate Micoperi che, nell’aprile del 2009, rimase per ben 4 mesi in mano a un gruppo di pirati somali fino alla liberazione avvenuta nell’agosto successivo.

La Micoperi è stata infatti citata in giudizio nell’agosto del 2011 da un nostromo dell’imbarcazione: Filippo Speziali, 55enne originario di San Benedetto del Tronto e ora residente a Martinsicuro in provincia di Teramo. Successivamente altri membri dell’equipaggio citarono la società ravennate, divenuta poi famosa a livello internazionale per il raddrizzamento della Costa Concordia. Speziali, alla luce del forte trauma psicologico subìto da quella disavventura, aveva chiesto un risarcimento da cinque milioni di euro. Nell’atto di citazione il nostromo lamentava il fatto di non essere stato sufficientemente informato dei rischi che avrebbe corso affrontando quella rotta, su un’imbarcazione particolarmente lenta (trainava due bettoline) e facilmente abbordabile anche per la conformazione dello scafo.

Nei mesi scorsi era fallito il tentativo di riconciliazione avanzato dal giudice e così si era proseguito con l’assunzione delle testimonianze continuate fino all’udienza di martedì, quando il giudice aveva “trattenuto la causa” in attesa della sentenza. Ma alla luce di quanto emerso durante le varie udienze il giudice ha poi ritenuto opportuno disporre una perizia. Particolarmente drammatica la testimonianza resa nell’aprile scorso dal cuoco della nave: «Ci picchiavano - aveva detto l’uomo in aula - ci tenevano sul ponte anche a 50 gradi all’ombra senza farci bere per ore e un giorno per far capire che facevano sul serio quel ponte misero anche tre cappi simulando di volerci impiccare tutti». La Micoperi ha sempre respinto le accuse e nei mesi scorsi aveva chiamato in giudizio una società di Ravenna alla quale, a suo dire, aveva delegato la formazione del personale e la sicurezza a bordo. Ma per confermare al giudice di aver sufficientemente informato l’equipaggio della delicatezza di quella rotta ha anche ricordato come un altro cuoco, venuto a conoscenza della presenza di pirati in zona, decise di scendere dalla nave prima della partenza per Singapore.

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