CERVIA

Soldi spariti dai conti dei correntisti: condannata direttrice delle Poste di Milano Marittima

Sentenza di 4 anni e mezzo per la responsabile dell’ufficio arrestata nel 2011

di FEDERICO SPADONI

10/10/2018 - 11:02

Soldi spariti dai conti dei correntisti: condannata l’ex direttrice delle Poste

CERVIA. Di denaro ne aveva maneggiato un bel po’, quasi mezzo milione, tutto proveniente dai conti postali dei correntisti che avevano affidato i propri risparmi alla filiale di Milano Marittima. E ieri, per Cinzia Cimatti, ex direttrice delle Poste, è arrivata la condanna (in primo grado) a 4 anni e mezzo. Una sentenza quella del collegio penale presieduto dal giudice Corrado Schiaretti (a latere Andrea Chibelli e Beatrice Marini) che riflette la richiesta del pm Marilù Gattelli. Secondo l’accusa la 61enne aveva prelevato soldi un po’ alla volta soprattutto dai conti correnti di clienti anziani, che in parte venivano fatti transitare in altri conti, compresi quelli di famiglia.

Le indagini

In tutto sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti erano finite quasi 100 operazioni tra prelievi con bancomat e versamenti fatti falsificando anche le firme dei correntisti. Un piano che aveva portato all’arresto della funzionaria, difesa dagli avvocati Francesco Manetti e Giovanni Scudellari, con l’accusa di peculato, appropriazione indebita e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

Per delineare l’esatto ammontare degli ammanchi era stata disposta una perizia. Le parti offese avevano lamentato quasi 500mila euro sottratti, mentre il perito ne aveva rintracciati circa 100mila. A questi si aggiungevano entrate in contanti e assegni nel conto personale dell’imputata e in quello del figlio per 356mila euro e uscite per 154mila euro. La posizione di quest’ultimo - anche lui indagato - fu poi archiviata in quanto venne accertato che era stata la madre a movimentare le somme transitate dal suo conto corrente in quanto titolare di delega.

Prescritti alcuni reati

Nel corso del processo i difensori della donna avevano chiesto la modifica del capo di imputazione da peculato in appropriazione indebita (riqualificazione che la pubblica accusa aveva avanzato in aula due anni fa in occasione dell’ultima udienza quando venne chiesta una pena a sei anni). Si spiega così anche la prescrizione scattata per alcune delle contestazioni.

Ieri in coda alla sentenza i giudici hanno anche interdetto l’ex funzionaria ai pubblici uffici.

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