RAVENNA

Salvati dalle fiamme dopo incidente a Taglio Corelli: «Sarebbero morti bruciati in auto»

Parla uno dei due agricoltori eroi che venerdì sera hanno estratto dalla vettura cinque braccianti intrappolati

16/09/2018 - 08:25

Salvati dalle fiamme dopo incidente a Taglio Corelli: «Sarebbero morti bruciati in auto»

L'auto distrutta dal fuoco e i soccorsi (foto Massimo Fiorentini)

ALFONSINE. «Se non avessimo avuto un estintore e non li avessimo tirati subito fuori sarebbero morti. Non c’è stato tempo per riflettere. L’auto stava andando a fuoco e dentro c’erano cinque persone». Così la decisione presa d’istinto senza pensare al pericolo ha trasformato in eroi i primi soccorritori che venerdì sera hanno salvato i braccianti agricoli di origine pakistana finiti fuori strada in auto sulla via Reale a Taglio Corelli. Due di loro abitano a una trentina di metri dal luogo dell’incidente. Si chiamano Francesco Castelli e Gabriele Carapia, vicini di casa, imprenditori agricoli di 47 e 48 anni. Sono stati loro a tirare fuori dalle lamiere gli ultimi tre incastrati nell’auto, tenendo a bada il fuoco con un estintore.

«Abbiamo sentito la botta»

È Castelli a raccontare gli istanti precedenti a quel terribile schianto: «Io ero appena rincasato dal campo per prendere una bottiglia d’acqua, e il mio vicino, Carapia, stava caricando delle balle di fieno con un muletto. È stato un caso che fossimo entrambi lì. Abbiamo sentito la botta e quando ci siamo voltati per capire che cos’era successo abbiamo visto l’auto volata nel fosso». Quando sono arrivati, alcuni automobilisti erano già riusciti a estrarre due passeggeri nel lato posteriore dell’auto. Ma gli altri erano ancora incastrati e il motore stava prendendo fuoco. «C’era un gran fumo e si vedeva una fiamma uscire dal cofano - racconta Castelli -. Io sono corso a prendere l’estintore da casa, mentre Carapia con un pezzo di ferro di un cartello segnaletico dell’irrigazione ha rimosso il parabrezza. Abbiamo dovuto tagliare le cinture di sicurezza del guidatore e del passeggero con un cutter, perché erano bloccate, poi li abbiamo presi da sotto le braccia e li abbiamo tirati fuori. Gridavano dal dolore, ma non c’era tempo da perdere». La bombola per sedare l’incendio è durata il tanto necessario per consentire il recupero. «Le fiamme erano nel vano motore e l’auto era troppo accartocciata nel fosso per consentirci di spegnerlo completamente. L’estintore è finito subito dopo, e in un paio di minuti l’incendio ha avvolto tutta l’auto, finché non sono arrivati i vigili del fuoco per controllare le fiamme». Il personale del 118, con vigili del fuoco e polizia municipale sono arrivati in 10 minuti, circa. «Noi ci siamo allontanati non appena abbiamo visto che le fiamme salivano - prosegue Castelli -. I feriti, invee sono stati portata a distanza di sicurezza, sembravano meno gravi, ma una volta in salvo si sono accasciati a terra».

Le ipotesi sulle cause

Più grave il conducente, un 60enne trasportato in elicottero al “Maggiore” di Bologna. Per lui la prognosi è riservata, anche se non sarebbe in pericolo di vita. Altri tre sono stati portati al “Bufalini” di Cesena con traumi toracici e addominali. Uno invece è finito a Ravenna.

Tra le ipotesi sulla causa dell’incidente, quella che pare ormai accertata dalla polizia municipale della Bassa Romagna parla di una perdita del controllo del mezzo in seguito alla troppa vicinanza con il ciglio della strada. L’auto, un’Opel Corsa alimentata a benzina e gpl, andava da Ravenna verso Porto Maggiore dove gli stranieri, braccianti nei campi del Ravennate, risiedevano. FED.S.

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