RAVENNA

Chiude il marito a chiave in casa, arrestata per sequestro di persona

La donna era uscita con la figlia. L’uomo ha deciso di chiamare i vigili del fuoco e i carabinieri

di FEDERICO SPADONI

29/08/2018 - 11:11

Chiude il marito a chiave in casa, arrestata per sequestro di persona

RAVENNA. Uscire di casa con l’unico mazzo di chiavi, dopo aver dato una mandata lasciando il marito chiuso dentro, le è costato l’arresto per sequestro di persona aggravato. Di questo deve rispondere una 30enne di origini polacche ma residente da 12 anni a Ravenna. È finita in manette lunedì sera dopo l’intervento dei carabinieri di via Alberoni, chiamati assieme ai vigili del fuoco dal marito della donna perché rimasto chiuso dentro l’abitazione, in zona quartiere Anic. Per farlo uscire hanno dovuto sfondare il portone, attendendo che la moglie rincasasse assieme alla figlia per fare scattare l’arresto.

«Ero uscita con mia figlia»

La coppia si stava separando. La 30enne, difesa dall’avvocato Giorgio Vantaggiato, lo ha raccontato ieri davanti al giudice Beatrice Bernabei nel processo per direttissima, specificando che il marito, un italiano, era tornato da qualche giorno a casa chiedendo di essere ospitato la notte. Lunedì sera attorno alle 19, la donna doveva uscire per un’oretta con la figlia, ma il marito – ha raccontato – era addormentato nel divano dopo aver bevuto. Temendo di rimanere fuori casa, si era tirata dietro l’unico mazzo di chiavi, chiudendo però la serratura. Quando i vigili del fuoco attorno alle 21.30 sono riusciti ad accedere, i militari hanno evidenziato la presenza di numerose bottiglie di birra nel salotto. E sempre stando alla versione della 30enne, l’uomo non avrebbe chiamato né lei né la figlia al cellulare, per avvisarle di essere rimasto bloccato dentro.

L’aggravante

Lo stato di alterazione del marito ha fatto però scattare le manette per la donna, accusata di sequestro di persona aggravato perché commesso nei confronti del coniuge. Un reato per il quale ora rischia una pena da uno a dieci anni.

Durante il processo per direttissima di ieri mattina, dopo aver passato la notte ai domiciliari, il sostituto procuratore Cristina D’Aniello non ha chiesto alcuna misura cautelare, alla luce del fatto che la 30enne è incensurata, ha una figlia e un regolare lavoro. L’avvocato ha chiesto i termini a difesa in attesa del processo fissato per la prossima settimana, nel quale, qualora non si volesse andare a dibattimento, la strategia potrebbe essere quella di cercare di far derubricare il reato in violenza privata.

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