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RAVENNA

Tragedia sul Monviso, parla il ravennate sopravvissuto: «Ho cercato di convincerlo, ma è voluto tornare a piedi»

La testimonianza del compagno di escursione del 60enne morto: «Non era il caso viste le condizioni»

06/08/2018 - 11:57

Tragedia sul Monviso, parla il ravennate sopravvissuto: «Ho cercato di convincerlo, ma mi ha detto: voglio tornare a piedi»

RAVENNA. «Siamo arrivati fino a qui, voglio scendere con le mie gambe». Sono le ultime parole che Giovanni Gaudiello ha rinvolto all’amico 72enne di Marina di Ravenna con cui era salito sul Monviso prima di rientrare a piedi da solo e trovare la morte dopo aver rifiutato di salire sull’elisoccorso insieme a lui. «Ho cercato di convincerlo, ma si era già incamminato. Gli ho detto, guarda mi hanno già avvistato, sta arrivando l’elicottero, vieni su. Dopo la notte insonne che avevamo trascorso, con quasi più niente da mangiare e poca acqua non mi sembrava il caso, ma lui mi ha detto che intendeva arrivare a valle da solo».

L’escursione

A parlare è Antonio, compagno di cordata dell’escursionista 60enne, originario di Sarno ma da qualche tempo residente a Ravenna, deceduto venerdì mentre cercavano di raggiungere la cima del “Re di pietra” attraverso la cresta est, uno dei tracciati più belli ma anche più impegnativi. «La maggior parte degli scalatori segue la via normale, infatti su quel versante eravamo soli. Era da tempo che avevamo in mente di fare quel percorso – spiega il 72enne di Marina –. Ne parlavamo dallo scorso settembre, ma in quell’occasione abbandonammo il proposito per via delle temperature gelide che già si registravano in quota. Avevamo quindi rinviato l’appuntamento e ci eravamo organizzati per effettuare la salita nei giorni scorsi. Siamo arrivati mercoledì in Piemonte e giovedì siamo partiti. All’inizio il tempo era buono ed è rimasto tale fino alla tarda mattinata».

Notte all’addiaccio

Poi, come spesso accade in montagna e sulla vetta delle Alpi Cozie in particolare, le condizioni climatiche sono cambiate. «Il cielo si è coperto e la montagna è stata avvolta dalle nuvole. Non si vedeva nulla e abbiamo perso anche parecchio tempo trovandoci, per un errore di percorso, in una zona impervia non prevista dalla tabella di marcia. Ci trovavamo a 3.600 metri, nemmeno troppo distanti come dislivello, 2-300 metri, per raggiungere il rifugio Quinto Sella dove eravamo diretti, ma ci trovavamo in quella situazione in cui per via della visibilità azzerata non sapevamo né come scendere né come salire. Per questo ho preferito contattare il 118».

Un elicottero del soccorso alpino si è subito diretto nella zona riuscendo a individuare i due escursionisti, ma per via delle condizioni meteo non è stato possibile recuperare gli scalatori ravennati che hanno così trascorso la notte all’aperto.

«Per fortuna eravamo attrezzati e ed equipaggiati in modo tale da poter sopravvivere. Rannicchiati in mezzo alle rocce abbiamo atteso l’alba senza riuscire a chiudere occhio. Quando è sorto il sole, le nuvole avevano lasciato spazio a una giornata limpida che ci ha consentito di muoverci. La sera prima infatti, tramite il ponte radio dei vigili del fuoco, avevamo preso contatto con il gestore del rifugio, con il quale siamo riusciti a ricostruire il percorso giusto, tanto che in appena un’oretta abbiamo coperto il dislivello che mancava. Siamo saliti anche perché ritenevo che i soccorsi avrebbero fatto molta fatica ad agganciarci aggrappati alla parete verticale con l’elicottero, mentre in cima è presente uno spiazzo in cui il recupero sarebbe stato più agevole. Ma anziché salire a bordo con me, Giovanni ha preferito ripartire a piedi, nonostante la discesa prevedesse almeno quattro-cinque ore di cammino con alcuni passaggi impervi. Ho provato a fargli cambiare idea, ma lui si è incamminato. Giunto a terra ho iniziato ad aspettarlo ma non vedendolo ho iniziato a preoccuparmi; ho provato anche a chiamarlo al cellulare ma non c’era campo e più volte ho chiesto al gestore del rifugio in quota se per caso fosse risalito, sentendomi sempre ripetere che non l’avevano visto».

I soccorsi

Quando si è sparsa la voce che un alpinista tedesco aveva visto una persona cadere lungo il canale Calcino, il 72enne ha iniziato a temere il peggio. «Ho sperato fino all’ultimo, anche se mi sono dovuto arrendere quando tutti gli escursionisti che si trovavano in zona quel giorno erano rientrati».

All’appello mancava solo Gaudiello, il cui corpo è stato recuperato in serata nel dirupo dagli uomini del Soccorso alpino. La salma, portata all’obitorio di Saluzzo, in provincia di Cuneo, è stata posta sotto sequestro in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

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