RAVENNA

L’Eni pagherà l’Imu a rate: 9,5 milioni l’anno al Comune di Ravenna

Il ricorso della multiutility risparmia la città e garantisce le annualità dal 2012 al 2015

di CHIARA BISSI

31/07/2018 - 14:45

L’Eni pagherà l’Imu a rate: 9,5 milioni l’anno al Comune di Ravenna

RAVENNA. Pericolo scampato per il Comune di Ravenna, che non perderà il pagamento dell’Imu sulle piattaforme da parte di Eni per gli anni 2014 e 2015. A pochi giorni dalla decisione della commissione tributaria provinciale di Forlì – che ha accolto il ricorso di Eni contro il Comune di Cesenatico per il pagamento dell’Imu relativa agli anni 2014 e 2015 – da Palazzo Merlato arriva la rassicurazione: «La sentenza non ci riguarda».

Le attese

Grazie alla definizione di un accordo di rateizzazione con Eni, dal 2018 arriveranno infatti le annualità riferite al periodo 2012 – 2015 pari a 9,5 milioni l’anno da inserire nel piano degli investimenti. A Cesenatico gli avvisi di accertamento per il biennio 2014 – 2015 ammontavano a 3 milioni 800mila euro circa, mentre le due precedenti annualità erano state regolarmente versate da Eni Spa senza alcun ricorso. Una doccia fredda che ha costretto il primo cittadino di Cesenatico Matteo Gozzoli ad annunciare il ricorso. Per la città del mosaico invece rimane l’impegno – da tempo annunciato dal sindaco Michele De Pascale – di utilizzare parte dei proventi dall’Imu delle piattaforme per coprire metà del costo del nuovo palazzo dello sport e delle arti, stimato in 15,5 milioni di euro, da costruire nell’area di fronte al Pala de André.

La proposta di legge

Restituire ai Comuni la competenza in fatto di Imu è la materia della proposta di legge depositata alla Camera dal parlamentare di Forza Italia Galeazzo Bignami. «Si tratta di fare chiarezza su questioni che sono ancora in una sorta di limbo giuridico – spiega Bignami –, nonostante diverse sentenze della Corte di Cassazione abbiamo riconosciuto la competenza territoriale del Comune frontista sugli immobili fissati al suolo marino entro le 12 miglia, nonché l’inquadramento delle piattaforme nella categoria catastale D/7. Proprio a tali principi le amministrazioni comunali hanno fatto riferimento per la riscossione dell’Imu, ma ciò non ha impedito di incorrere in contenziosi con le società proprietarie delle piattaforme. La proposta di legge stabilisce che la determinazione della rendita catastale delle strutture a destinazione speciale – conclude Bignami – venga effettuata tramite stima diretta, tenendo conto del suolo, delle costruzioni e degli elementi ad essa connessi. Una legge indispensabile per risolvere le criticità di un vuoto normativo che sta penalizzando i Comuni frontisti che hanno tutto il diritto di applicare la normativa con certezza e senza il timore di incorrere in cause logoranti e infinite, che possono rappresentare un problema anche ai fini degli equilibri di bilancio».

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