RAVENNA

Sapir valuta l’acquisto di Setramar: silenzi e imbarazzi in banchina

L’ente pubblico privato preferisce non commentare la trattativa che porterebbe a inglobare il suo più grande concorrente

di CHIARA BISSI

29/06/2018 - 12:41

Sapir valuta l’acquisto di Setramar: silenzi e imbarazzi in banchina

RAVENNA. Nel mondo portuale ravennate la voce che vuole il gruppo Setramar in sofferenza, pronto a vendere il proprio terminal gira da tempo, a questa ora si aggiunge l’interesse della Sapir a un eventuale acquisto. Voci che assomigliano a sussurri con le istituzioni indisponibili a qualsiasi reazione e Sapir con il presidente Riccardo Sabadini che non commenta e si riserva di valutare come agire di fronte a illazioni incontrollate. Ma il contatto c’è stato, i ben informati raccontano di un dialogo avviato da Sapir per capire le reali intenzioni di un concorrente diretto sui container nonché confinante, con 23 ettari di area e 2 chilometri di banchina per un’offerta tra i 45 e 50 milioni di euro.

Lo scenario

Con la prospettiva di veder nascere il progetto Hub portuale e quindi gli investimenti collegati, per il presidente di Autorità di sistema portuale Daniele Rossi quantificabili in 500 milioni di euro, lo scalo ravennate vive una fase nuova che potrebbe offrire opportunità mai viste. In più Sapir si ritrova con un decreto Madia senza più obblighi stringenti circa la presenza o meno di soci pubblici. Viene così superato il disegno, annunciato più volte in campagna elettorale dall’allora candidato e oggi sindaco Michele De Pascale di separare la parte terminalistica da quella immobiliare per rinunciare alla prima. Oggi in campo ci sono invece gli investimenti nel nuovo terminal di largo Trattaroli e in altre aree. La separazione delle funzioni patrimoniali da quelle terminalistiche avverrà in termini di organizzazione e di piano industriale, ma pare ovvio che l’intenzione della società pubblico privata è quella di rimanere saldamente protagonista dello scalo ravennate. La fuga di notizie potrebbe essere un modo per tastare la volontà del colosso ravennate non solo sul terminal, ma anche su altre società del Gruppo Poggiali e per tranquillizzare il mondo bancario chiamato in questi anni a sostenere Setramar.

Di fronte ad interessi altissimi e ad equilibri delicati la politica entra come sempre con irruenza con le forze di opposizione come Forza Italia e La Pigna (vedi altri articoli ndr) pronte ad invocare l’uscita del pubblico da Sapir e a sollevare la questione della presenza nella maggioranza che sostiene De Pascale, di Giovanni Poggiali. Una maggioranza che sceglie il silenzio. Il Gruppo Setramar opera nei settori della logistica portuale e terrestre, shipping, trading, attività produttive, servizi, energia, agrifood ed immobiliare. Mentre Sapir gestisce un’area di 500 mila metri quadrati e dispone di un chilometro e mezzo di banchine con un fondale di 10,50 metri, collegate alla rete ferroviaria e attrezzate con sette gru portuali capaci di movimentare colli eccezionali fino a 280 tonnellate. Nell’area operativa si contano circa 67mila metri quadrati di magazzini, 41mila mq di aree coperte e 148mila mq di piazzali adibiti allo stoccaggio delle merci e un parco serbatoi con capacità di stoccaggio di 84mila metri cubi.

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