RAVENNA

Commercio di carburanti, la Finanza scopre una maxi evasione fiscale

In un biennio fatture per operazioni inesistenti per 22 milioni di euro

16/06/2018 - 14:18

Commercio di carburanti, la Finanza scopre una maxi evasione fiscale

RAVENNA. Nei giorni scorsi i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì, su richiesta della Procura della Repubblica forlivese, di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per oltre 13 milioni di euro, importo corrispondente
all’evasione fiscale realizzata da quattro soggetti di origine campana denunciati per i reati di omessa dichiarazione fiscale, emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti e truffa ai danni dello Stato. Il provvedimento cautelare è stato adottato in esito ad una complessa attività di polizia economico-finanziaria condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Cervia, che ha permesso di fare luce su una maxi-frode all’IVA nel settore della commercializzazione di carburante perpetrata dai quattro soggetti denunciati che, sfruttando illecitamente la normativa fiscale vigente, avevano architettato un sofisticato sistema per acquistare prodotto petrolifero senza pagare l’IVA e per rivenderlo “sottocosto” ottenendo illeciti guadagni. In sintesi, gli indagati avevano costituito a Cervia due società “cartiere”, cioè entità intestate a prestanome e prive della benché minima struttura aziendale, la cui sede legale era stata poi trasferita in provincia di Forlì. Tali società fittizie, attraverso mendaci “dichiarazioni di intento” che attestavano falsamente la loro natura di “esportatori abituali”, acquistavano considerevoli volumi di carburante in regime di esenzione IVA, beneficio concesso dalla normativa fiscale per coloro che acquistano beni per esportarli all’estero. Tuttavia il prodotto petrolifero, una volta acquistato senza il pagamento dell’imposta, non veniva esportato, bensì rivenduto in Italia a distributori stradali di benzina, circostanza che consentiva alle società “cartiere” di incassare da questi ultimi l’IVA relativa alle cessioni di carburante, che sistematicamente non veniva versata all’Erario.
Dopo aver realizzato per alcuni mesi tale illecita operatività, le “cartiere” si dileguavano senza adempiere ad alcun obbligo fiscale e senza aver mai versato un centesimo nelle casse dello Stato. Complessivamente le due società fittizie sono risultate aver emesso fatture relative ad operazioni inesistenti per oltre 22 milioni di euro in un biennio. 

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