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RIMINI

Pestato per una precedenza: adesso è all’estero per curarsi

Torna per testimoniare al processo: i difensori degli imputati mettono in dubbio dinamica e lesioni

05/06/2018 - 18:11

Pestato per una precedenza: adesso è all’estero per curarsi

RIMINI. Tornerà dall’estero, dove tutt’ora si sottopone a delle cure per recuperare la vista secondo quanto riferito dal suo avvocato, per raccontare la propria versione sul pestaggio subito davanti all’aeroporto di Rimini per le conseguenze di una lite stradale, scoppiata per una mancata precedenza. Il giovane, infatti, un venticinquenne che era assieme al padre al momento della zuffa, si è costituito parte civile ed è atteso in aula nell’udienza del 18 giugno prossimo. I fatti risalgono all’agosto 2015 e alla sbarra, con l’accusa di lesioni personali aggravate dal pericolo di vita e violenza privata consumata, ci sono un 42enne impiegato riminese con un passato come body-guard (difeso dagli avvocati Moreno Maresi e Mattia Lancini) e un 48enne pesarese, titolare di un’agenzia di intermediazioni e leasing nel commercio di autovetture. Per l’accusa i due imputati, nel corso della lite, avevano picchiato sia il ragazzo sia il padre di questi alla guida di un minibus. Stando alla versione difensiva si era trattato di «una colluttazione, non di un pestaggio: alla fine quando il ragazzo è rimasto per terra ci siamo fermati tutti». Anche sui postumi del ferimento i legali daranno battaglia. I contendenti neppure si conoscevano. All’origine della lite c’era davvero, e incredibilmente, soltanto una mancata precedenza. Fu, stando alla ricostruzione degli investigatori, il pesarese alla guida di una Bmw ad avvicinarsi al finestrino del minibus con aria minacciosa per chiedere conto dei gestacci che su erano scambiati poco prima. A suo dire, però, a scatenare la zuffa sarebbe stato un colpo subito in faccia dalla portiera del minibus. A quel punto, una volta accesa la scintilla, ad alimentare il fuoco ci si sarebbero messi anche i rispettivi passeggeri. Una telecamera permise di ricostruire la scena agli agenti della polizia di frontiera, i primi a intervenire e a prendere provvedimenti. Anche sull’interpretazione del video la difesa avrà da ridire nel corso del dibattimento. Il ragazzo ferito, atteso adesso in aula, finì in coma e riportò un danno alla vista: questo non gli impedì però di tornare alla guida e avere poi, tempo dopo, un rovinoso incidente.

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