RAVENNA

Case-famiglia e Riviera nel mirino. In nero un dipendente ogni due

Il ritratto in Provincia fra le 785 imprese finite nel 2017 sotto la lente dell’Ispettorato. Picchi di irregolarità fra alberghi e ristoranti, situazione choc per sanità e assistenza sociale

di Federico Spadoni

11/04/2018 - 11:32

Case-famiglia e Riviera nel mirino.  In nero un dipendente ogni due

Ravenna

Prendete un settore lavorativo qualsiasi a Ravenna, fate un controllo a campione e vedrete che mediamente un lavoratore ogni due è irregolare. Precisamente il 54,5 per cento. Dato che, sommato alle non meno allarmanti percentuali delle altre province, fa dell’Emilia Romagna la terza regione dopo Lombardia e Calabria, per numero di lavoratori irregolari. Si tratta di lavoro nero o quantomeno “grigio” (vedi articolo accanto) scoperto dai controlli dell’ispettorato del lavoro condotti nel 2017. Sono 785 le aziende ispezionate e 751 le pratiche definite (cioè quelle che si sono chiuse nel corso dell’anno); tra queste ben 409 imprese sono risultate “macchiate”, con un totale di 503 lavoratori irregolari. Tra questi 247 era totalmente privo di contratto.

Il nero tra ristoranti e alberghi

La Riviera e la stagione balneare esercitano un bel peso sul settore turistico, mettendo strutture ricettive, ristoranti e discoteche nell’occhio del ciclone. Qui la percentuale di irregolarità schizza al 63,3 per cento: in cifre concrete, fra le 210 aziende controllate 187 lavoratori di 133 imprese non erano a norma; tra questi uno era clandestino, 25 avevano superato le ore d’impiego previste dal contratto e cinque addirittura erano minorenni.

Non che le condizioni siano cambiate rispetto al passato: «D’estate i ritmi sono gli stessi di un tempo, niente giorno libero e turni da 12 ore - spiega la segretaria Filcams della Cgil Ravenna Cinzia Folli -. Si sono però abbassati gli stipendi, così si ricorre a manodopera straniera, che accetta con più accondiscendenza condizioni salariali al ribasso». Per questo, «quando si dice che non c’è personale e si cercano stranieri, bisogna precisare che è perché oggigiorno chi ha una certa professionalità fa scelte diverse, come andare all’estero».

Case famiglia nel mirino

Fa scalpore poi - alla luce dei recenti fatti di cronaca in una casa-famiglia di Sant’Alberto - che il picco di irregolarità maggiore sia nell’ambito della sanità e assistenza sociale. Un settore nuovo ed evidentemente a rischio, dove il tasso di lavoratori irregolari è del 72,7 per cento. Vero anche che i controlli, in questo caso, hanno ispezionato solo 11 strutture. Ma fra queste otto presentavano mancanze in materia contrattuale, con 16 persone senza contratto e uno senza nemmeno il permesso di soggiorno. In pratica, in ogni azienda dove sono state riscontrate anomalie almeno due dipendenti erano irregolari. Ed è proprio questo il punto: dal momento in cui le condizioni di lavoro si abbassano, cala anche il personale con un buon livello di specializzazione disposto ad accettarle. Il rischio, dunque, è che venga meno anche la qualità del servizio offerto all’utenza.

Non sono da meno gli altri settori professionali, distinti in macrocategorie secondo i codici Ateco. Sviscerando i dati tra attività, dall’agricoltura, al manifatturiero, costruzioni, commercio, trasporto, agenzie viaggio, noleggio e servizi alle imprese, attività artistiche, sportive o di intrattenimento, e altri servizi, l’andazzo è lo stesso. E i controlli - mai abbastanza - ne affondano sempre una su due.

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