Venerdì 09 Dicembre 2016 | 12:32

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UNA TRADIZIONE DA REGOLARE

Capanni da abbattere, no alla sanatoria

Petizione con 3.500 firme per salvare quelli storici ma il Comune mette le mani avanti

 Capanni da abbattere, no alla sanatoria

RAVENNA. Capanni, dopo i dieci abbattuti nel 2013, altrettanti restano da demolire in virtù delle ordinanze del Comune contro le quali i proprietari hanno perso i ricorsi: intanto sono cadute sotto le ruspe nella zona di Marina Romea almeno venti cavane, i tipici ormeggi in legno. Approda nel frattempo in commissione il nuovo regolamento dei manufatti per l’esame delle osservazioni pubbliche: la cooperativa dei fruitori presenta a Palazzo Merlato 3.500 firme per non abbattere i capanni storici, ma per l’assessorato all’Ambiente almeno la metà sono abusivi: «Non possiamo concedere una sanatoria in tema di tutela ambientale», mette le mani avanti l’assessore.

Dopo 40 anni, sono dunque maturi i tempi per il nuovo regolamento sugli ambiti naturali ravennati. Il documento, portato in consiglio dall’assessore comunale all’ambiente Guido Guerrieri, è pronto e ha già avuto il primo via libera dal Palazzo, ma ora si apre la fase più delicata: quella del vaglio del pubblico. Sono un’ottantina le osservazioni da valutare.

A rompere il ghiaccio, domani pomeriggio alle 16.30 in commissione, quando prenderà il via ufficialmente la presentazione delle richieste di “aggiustamenti” al testo, sarà la Cooperativa fruitori degli ambiti naturali ravennati che presenterà la sua petizione per non abbattere i capanni. Non quelli storici. «Riconoscendo la secolare tradizione dei capanni da pesca e da caccia che tutt’ora è fortemente presente nelle piallasse e nei fiumi del ravennate - si legge nella petizione -, si chiede al Comune un vero e proprio piano di salvaguardia per i manufatti che furono in passato censiti e che sono stati per così lungo tempo riconosciuti e lasciati in essere, divenendo nei decenni parte integrante della storia di questi luoghi».

Dunque, le firme non sono a salvaguardia degli abusivi, ci tengono a precisare dalla cooperativa, ma dei capanni divenuti simboli della storia economica e sociale del territorio. D’altronde, almeno sulle piallasse, dice Giuseppe Benini primo firmatario della petizione, la stragrande maggioranza dei capanni senza autorizzazioni e quindi destinate alle ruspe sono state costruite prima degli anni Settanta. «Prendiamoci un anno – consiglia Benini – e cerchiamo di disciplinare tutti i capanni costruiti prima di quegli anni. Questa è la nostra vita, la nostra storia. Anche tutti quelli che hanno le autorizzazioni e dei quali viene chiesto un ridimensionamento, rischiano di perdere la loro identità. Non difendiamo gli abusivi, ma la storia dei capanni. È evidente che certe storture e brutture, non le accettiamo nemmeno noi». E’ escluso, risponde l’assessore Guerrieri, «che il Comune possa fare una sanatoria di quel tipo: o il proprietario dimostra che il capanno è stato costruito prima dell’obbligo delle autorizzazioni, o nulla». Nel frattempo, le demolizioni potrebbero proseguire. Ci sono almeno una decina di capanni che, in virtù di vecchie ordinanze del Comune e contro le quali non hanno potuto nemmeno i ricorsi al Tar, rischiano di essere abbattuti già nelle prossime settimane. Per quelle, regolamento o no, infatti, le ruspe dovranno essere in moto comunque. Già lo hanno fatto, negli ultimi mesi del 2013, con le cavane. Almeno una ventina di tipici ormeggi in legno sono stati abbattuti nella zona di Marina Romea sempre in virtù di ordinanze comunali.

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