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RAVENNA

Choc in consiglio: «I soliti disabili». Urla e offese tra due consigliere

La frase infelice di Biondi (Lega) sul futuro della casa d’accoglienza colpisce sul personale Strocchi (Pd)

di FEDERICO SPADONI

20/03/2018 - 12:14

Choc in consiglio: «I soliti disabili». Urla e offese tra due consigliere

RAVENNA. «Non serve una struttura dove si accolgono i soliti abili e disabili. Qua non ci sono diseredati perché li mantiene tutti il Comune. Fate un salto di qualità». Le parole della consigliera comunale Rosanna Biondi, fresca di nomina a vicecapogruppo della Lega Nord a Palazzo Merlato, hanno l’effetto del napalm sul politically correct. Così, dopo un’ora e un quarto di commissione consiliare, la seduta di venerdì nella quale si stava discutendo del regolamento per l’accesso alla futura casa d’accoglienza Fabbri s’infuoca a colpi di offese che vanno dritto sul personale, con grida e minacce di querele da parte della consigliera del Pd Patrizia Strocchi.

La miccia: «I soliti disabili»

Al centro della discussione c’è il lascito testamentario di Maria Fabbri, che alla sua morte nel 2007 ha indicato come beneficiario il Comune, affidando la villa di via Circonvallazione alla rotonda dei Goti a condizione di farne una casa di accoglienza per anziani, preferibilmente insegnanti e artisti (la donna era infatti sposata con Adolfo Fantini, violoncellista e insegnante all’istituto Verdi).

Qui s’inserisce la polemica della Biondi. Perché il regolamento comunale discusso in commissione di posti ne prevede pochi, due appena. Così interviene. Calcando la mano sul fatto che «in città c’è una miriade di strutture degne e indegne», ed esortando l’amministrazione a fare «un salto di qualità» e a destinare l’edificio a intellettuali e artisti. E lo ribadisce due volte, insistendo sul concetto di “qualità”, come a volerlo contrapporre - malauguratamente, ci si augura - a quell’altra categoria bollata con l’espressione «i soliti abili e disabili».

Fuori microfono, le urla

Affermazioni che per vicende familiari non vanno giù alla consigliera del Pd Strocchi. Che prendendo la parola non manca di fare notare l’uscita infelice alla consigliera di opposizione: «Ci sono persone con disabilità che sono artisti, se ricapita io la querelo», tuona, innescando però una reazione a catena. Prima la replica fuori microfono della Biondi, culminate in un udibilissimo «tu ti nascondi dietro ai tuoi figli» (tutta la registrazione è disponibile sul sito del comune, ndr). Poi un reciproco «ci vediamo fuori», giunto appena prima dell’intervento della presidente della commissione Samantha Tardi e dell’assessore Valentina Morigi, nel tentativo di abbassare i toni.

Le reazioni

«E’ un episodio che mi ha lasciato con l’amaro in bocca - commenta a tre giorni dai fatti Strocchi - ed è preoccupante che questo stile di conversazione e di intolleranza nei confronti delle minoranze si stia diffondendo».

A difesa della consigliera Biondi interviene invece la capogruppo della Lega, Samantha Gardin, preoccupata che l’episodio «venga usato in maniera strumentale per dire che siamo contro i disabili». «Non è assolutamente così. Non entro nel merito della discussione - risponde -, ma questo è il culmine di una situazione di tensione che si è venuta a creare a causa dell’atteggiamento della maggioranza nei confronti della Lega e della consigliera Biondi».

Dalle fila della maggioranza arriva la condanna dei capigruppo Fabio Sbaraglia (Pd), Chiara Francesconi (Pri), Mariella Mantovani (Art.1 Mpd), Michele Distaso (Sinistra per Ravenna) e Daniele Perini (Ama Ravenna), che parlano di «offese e dichiarazioni a nostro avviso gravi», alludendo a precedenti dichiarazioni “forti” della Biondi nei confronti delle persone vittime di ludopatia. Queste nuove esternazioni, continuano arrivano «un mese dopo quella in cui la stessa vicecapogruppo della Lega Nord dichiarava che le persone vittime di ludopatia debbano essere abbandonate al proprio destino». Per questo, concludono «esprimiamo forte preoccupazione per come anche in Consiglio Comunale il dibattito sempre più spesso trascenda in insulti e atteggiamenti verbalmente violenti».

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