RAVENNA

Coltivò la canapa contro le zanzare: «Ma la sola cura configura il reato»

Per il giudice non conta il basso principio attivo riscontrato perché «non è determinabile a priori»

26/02/2018 - 10:54

Coltivò la canapa contro le zanzare: «Ma la sola cura configura il reato»

RAVENNA. Pur con un principio attivo molto basso (inferiore allo 0,5%, al di sotto quindi delle soglie previste dalla legge), quelle 17 piante di canapa indiana che l’imputato aveva detto di aver fatto crescere sul balcone di casa come «deodorante naturale» e «repellente ecologico contro le zanzare» erano però potenzialmente in grado di produrre effetti psicotropi.

Per questo, nel motivare la sentenza di condanna in abbreviato a quattro mesi del 40enne a processo, il giudice Beatrice Bernabei ha ritenuto irrilevante che gli arbusti sequestrati nel giugno scorso dai carabinieri di via Alberoni fossero equiparabili a poco più che arbusti ornamentali.

La decisione

La coltivazione di per sé è stata valutata sufficiente a configurare l’ipotesi di reato indipendente dalla quantità di thc, fattore legato a diverse variabili tra cui le condizioni climatico-ambientali di crescita delle piante e il pollice verde di chi le cura. «Diversamente – argomenta il magistrato rifacendosi a una pronuncia della Corte Costituzionale – si farebbe discendere la rilevanza penale della condotta alla capacità di chi cura le piante, considerazione che contrasta con la ratio della legge visto che la quantità di principio attivo ricavabile non è predeterminabile a priori». Per la Suprema Corte non è infatti possibile distinguere tra uso personale e non, così come «non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediato dovendosi fare riferimento al processo di maturazione dei vegetali e all’attitudine a produrre l’effetto psicotropo evocato».

Difesa pronta all’appello

Il legale del 40enne, l’avvocato Massimo Ricci Maccarini, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello ritenendo sussistenti gli estremi per l’assoluzione del suo assistito, assoluzione che peraltro era stata chiesa in udienza dal vice procuratore onorario Marianni Piccoli in virtù di una diversa valutazione della vicenda sulla base delle conclusioni della perizia affidata al consulente tecnico.

Revocato l’obbligo di firma

Nel frattempo nelle scorse settimane il Tribunale per la libertà ha revocato su ricorso del difensore l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte a settimana che gravava a carico del condannato.

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