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RAVENNA

Auto martoriate sulle strade: ecco i consigli per il risarcimento

L'avvocato Madonna spiega cosa serve per chiedere i danni a Comuni e altri enti. «Scattare foto sul posto, raccogliere testimonianze e chiamare le forze dell'ordine»

24/02/2018 - 12:33

Auto martoriate sulle strade: ecco i consigli per il risarcimento

RAVENNA. C’è anche chi si è sentito rispondere che il Comune non ha fondi in bilancio per pagare i danni o, addirittura, che l’ente non ha un’assicurazione che copre sinistri dovuti - metti caso - a una buca, alla caduta di un albero, o ad altri imprevisti che capitano di tanto in tanto, per i quali nel cittadino scatta il dubbio: posso chiedere un risarcimento? Non è questo il caso di Ravenna. Ma per l’avvocato Biagio Madonna è una frase familiare. E la cita per dire che è raro trovare un soggetto pubblico disposto a vuotare le tasche.

Come farsi risarcire

L’insegnamento è: raccogliere più prove possibili. «È fondamentale dimostrare la responsabilità dell’ente con una piena prova», spiega l’avvocato. In gergo legale si parla di “nesso causale”. Quello cioè che collega l’evento dannoso e il danno. «A quel punto ci si appella all’articolo 2051 del codice civile, in base al quale c’è una responsabilità oggettiva dell’ente proprietario, per esempio, di una strada».

Ci sono dunque alcuni step che è bene seguire: «Fare fotografie del luogo dell’evento, poi cercare eventuali testimoni, chiamare le forze dell’ordine affinché redigano un rapporto e, nel caso di lesioni, farsi refertare dal 118». Insomma, non basta presentarsi dall’avvocato con la fattura della gomma riparata o del carrozziere.

I tempi del rimborso

Le tempistiche sono un terno al lotto, ammette l’avvocato. «Bisogna mandare una raccomandata con richiesta risarcitoria al soggetto responsabile entro i cinque anni dal fatto, altrimenti si prescrive. Poi chiedere che venga comunicato il nominativo della responsabilità civile dell’ente con il quale rapportarsi per il risarcimento».

Ogni ente poi rappresenta una caso a sè, ma quasi sempre si finisce in un circuito kafkiano: «Dopo l’apertura del sinistro vieni abbandonato a te stesso - continua il legale - perché devi fartela con la compagnia assicurativa. Alcuni sono addirittura assicurati con compagnie straniere che sono difficilmente raggiungibili».

Il gioco dell’esasperazione

Un’altra costante sono le richieste di risarcimento respinte a priori. L’avvocato lo definisce quasi come gioco: prendere per stanchezza la persona danneggiata, che dovrà fare i conti con un contenzioso legale. «Molti clienti rinunciano al primo rifiuto di pagamento, mi chiedono quanto dovranno spendere per una causa che non sanno se vinceranno o meno. Tanti abbandonano per stanchezza o per terrore del sistema giustizia».

La scappatoia

Dalla loro, comuni, Anas e compagnia bella possono fare leva anche su un’altra arma, precisa il legale: «Dimostrare che l’intensità del fenomeno atmosferico non ha reso possibile, la riparazione tempestiva del manto stradale o la messa in sicurezza di un albero». In altri casi la scappatoia è il cartello che segnala il pericolo, che pertanto riversa la responsabilità sulle spalle del cittadino, tenuto a fare attenzione. E sui cartelli che stazionano a vita sulle buche?

«Segnaletica pretestuosa - conclude l’avvocato -. In quel caso, se capita un incidente anche grave, si sfocia in una “colpa omissiva”, quella cioè che grava su chi non impedisce un evento che poteva impedire, e ne diventa responsabile».

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