Lunedì 05 Dicembre 2016 | 05:25

PIENA DEI FIUMI LA CONTA DEI DANNI

La Regione: Ravenna a rischio inondazioni

«Case troppo vicine ai fiumi, corriamo ai ripari» Per il servizio tecnico dei bacini sono necessarie le casse di laminazione

La Regione: Ravenna a rischio inondazioni

RAVENNA. «Costruzioni troppo vicine agli argini dei fiumi» e la piena fa paura: «ancora qualche ora di pioggia in più e saremmo stati nei guai». C’è mancato tanto poco così, mercoledì, all’inondazione: ma la catastrofe dietro l’angolo può essere evitata, denunciano gli esperti della regione. «E’ ora di correre ai ripari».

L’allarme. A parlare è Claudio Miccoli, responsabile del Servizio tecnico di bacino della Regione. Lui ha seguito da vicino la situazione del Lamone, del Ronco e del Senio l’indomani delle piogge torrenziali di martedì scorso, e lancia l’allarme: «Questa volta ci è andata bene, ma abbiamo ormai capito che nemmeno la Romagna è scevra da questo genere di pericoli: diciamo che ha smesso di piovere al momento giusto, ma ormai non è possibile non fare interventi ad hoc».

Gli interventi. Ma quali sono i tipi di interventi che possono garantire la messa in sicurezza dei bacini? Due, per il servizio tecnico di bacino: «La sistemazione strutturale dei terreni, e la costruzione di casse di laminazione». Si tratta delle “vasche” di espansione delle piene che, costruite nelle zone più critiche, servono a creare un bacino per far “sfogare” l’acqua che, altrimenti, romperebbe gli argini. Sono diverse le zone critiche, a cavallo tra Ronco, Lamone e Senio ma è quest’ultimo che solleva più preoccupazioni. «In alcune zone, le stiamo costruendo e sono in corso di costruzione, ma si fa fatica a trovare le aree giuste, eppure ormai è diventato imprescindibile». Il nodo sta nella mancanza di spazio. «Si è permesso nel tempo di costruire troppo vicini ai fiumi e non c’è spazio per le casse di laminazione», aggiunge Miccoli, ma per la zona del Senio questo significa rischio di inondazione a ogni piena, «d’altronde, lì il fiume corre nel mezzo degli abitati»: case ovunque. Lo stesso vale per il Lamone: anche lungo i suoi argini la zona è intensamente sfruttata e servirebbero altre casse di laminazione oltre a quelle già costruite.

La conta dei danni. Ancora presto per tracciare il bilancio del dopo-allagamenti, avverte la regione. «Frane, erosioni, vegetazione decimata: sono questi i danni che ci prepariamo a contare - avverte Miccoli -, ma oggi il livello dei fiumi è ancora molto alto e avremo bisogno ancora di qualche giorno per capire cosa le piene degli ultimi due giorni hanno provocato. Ma, siamo pronti: col rilascio del terreno, troveremo alberi abbattuti, ramaglie accatastate». Le zone più critiche, sempre le stesse. Lungo il Senio, e lungo il Lamone, verso Palazzo San Giacomo, nella zona di Russi. «Lì c’è molta vegetazione e ci aspettiamo, quando il fiume si abbasserà, la maggiore desolazione: non escludiamo che in qualche punto gli argini siano stati rotti», sottolinea il tecnico della regione.

 

La manutenzione. Crisi o no, per il 2014 sono state garantite le risorse economiche necessarie a garantire la manutenzione di fiumi e canali. Si tratta di due milioni di euro per tutta la Romagna, 1 milione e 200mila dei quali solo per il Ravennate. «Quel tipo di interventi sono in corso proprio adesso – spiega Miccoli -, ma ormai si è accorciata la finestra temporale per fare i lavori».

 

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