RAVENNA

Nuovo metanodotto Snam di 40 km, chiesta la valutazione di impatto ambientale

di PATRIZIA LANCELLOTTI

30/01/2018 - 12:08

Nuovo metanodotto Snam di 40 km

RAVENNA. Un nuovo metanodotto di oltre 40 chilometri e la dismissione di quello esistente, di una lunghezza poco meno inferiore che per un tratto passa in zona pineta di San Vitale e Bassa del Pirottolo. E’ il progetto della Snam che il 21 dicembre dello scorso anno ha presentato al ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio l’istanza per l’avvio di valutazione di impatto ambientale. Il tracciato della nuova opera (41,577 km) si sviluppa contornando il centro abitato di Ravenna a sud, ovest e nord, percorrendo terreni agricoli o incolti in prossimità dell’area urbana. Il metanodotto da mettere fuori servizio e rimuovere (39,697 km) è situato in area urbana ad ovest e sud (cintura verde urbana), parzialmente in zona naturalistica e nord e in attraversamento della zona portuale e in percorrenza dei terreni agricoli ad est. Gli interventi legati alle temporanee attività di cantiere per la rimozione di due condotte interferiscono con sito della Rete Natura 2000 (rete di siti di interesse comunitario e di zone di protezione speciale creata dall’Unione europea per la conservazione della biodiversità).

Progetto di Comis

Un’opera imponente, progettata da Comis, che, come rileva lo stesso studio di impatto ambientale «comporta disturbi ambientali» anche se «limitati nel tempo ed essenzialmente legati alla fase di costruzione». In generale, spiega la sintesi non tecnica dello studio, «la tipologia dell’opera e le caratteristiche del territorio interessato fanno sì che l’impatto ad opera ultimata risulti contenuto entro livelli mediamente bassi o trascurabili per la gran parte dei tracciati per ogni componente ambientale interessata dall’opera. Al termine dei lavori di costruzione – si legge nello studio – completati gli interventi di ripristino, i segni della presenza dell’opera nel territorio scompaiono rapidamente con la ripresa delle attività agricole e con la ricostituzione del soprassuolo vegetale».

Lavori di ripristino

Il progetto promette che «oltre alle opere di mitigazione consistenti, in generale, in interventi di ripristino delle condizioni antecedenti i lavori, di rinaturalizzazione e di inserimento paesaggistico, sono state infatti adottate alcune scelte progettuali che di fatto permettono una minimizzazione delle interferenze dell’opera con l’ambiente naturale».

La peculiarità dell’opera – viene specificato nello studio di impatto ambientale – è infatti quella di essere “a scomparsa” in quanto posata completamente sotto terra «e realizzata con particolari tecniche costruttive che permettono il totale recupero delle aree attraversate alla situazione originaria. Le uniche strutture visibili risultato infatti essere i cartelli indicatori e i pochi apparati realizzati fuori terra tra cui gli impianti, che verranno mascherati con vegetazione arbustiva». Lo studio evidenzia infine «che la realizzazione delle nuove opere consente la dismissione dei metanodotti esistenti con il relativo recupero delle aree».

Motivazione e “opzione zero”

L’opera si rende necessaria «al fine di delocalizzare in area non urbanizzata il gasdotto esistente, attualmente in esercizio all’interno della zona industriale/portuale, caratterizzata da fenomeni di antropizzazione territoriale; l’intervento complessivo consente inoltre l’ottimizzazione della progettazione/realizzazione di allacciamenti in ambito territoriale ad esso collegati. Dall’analisi delle percorrenze nei vari tipi di uso del suolo – sottolinea lo studio – si nota che nella progettazione è stata favorita la percorrenza nelle aree a seminativi semplici a scapito di quelle antropizzate, residenziali e produttive, interferite dai tracciati esistenti da dismettere». Ma si avverte: «L’eventuale mancata realizzazione del progetto a “opzione zero” (ossia la sua non realizzazione) può comportare una serie di ripercussioni negative quali ad esempio: minore flessibilità di trasporto di gas nel centro Italia con possibili ripercussioni sugli sviluppi degli utilizzatori del sistema; maggiori inefficienze manutentive necessarie al fine di garantire il medesimo livello di sicurezza del sistema di trasporto che si avrebbe a fronte dell’impiego delle moderne tecniche realizzative».

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